Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Ancora sull’irrilevanza degli interessi moratori ai fini del calcolo del teg

Degna di nota risulta l’ordinanza del Tribunale di Roma del 2 novembre  u.s., relativa ad una causa affidata al nostro studio, con cui il dott. Basile ha ribadito l’irrilevanza, ai fini del superamento delle soglie fissate ai sensi della legge 108/96, degli interessi moratori.

Nella specie, i mutuatari, con ricorso ex art. 702 bis, chiedevano la declaratoria di nullità del contratto di mutuo stipulato con la banca convenuta ex art. 1815  c.c., asserendo l’usurarietà degli interessi di mora applicati al rapporto. I ricorrenti – a sostegno della loro tesi – richiamavano la ormai famosa sentenza della Corte di Cassazione n. 350/2013.

Il Giudice adito, dopo la prima udienza, si riservava per provvedere poi con ordinanza.

Il dott. Basile, evidenziato l’autorevole richiamo alla sentenza della Suprema Corte del 9 gennaio 2013 n. 350, osservava quindi che tale pronuncia non sembra tener conto della diversa funzione degli interessi corrispettivi e moratori “ i primi costituenti il corrispettivo previsto per il godimento diretto di una somma di denaro avuto riguardo alla normale produttività della moneta, i secondi, rappresentanti una liquidazione anticipata, presuntiva e forfettaria del danno causato dall’inadempimento o dal ritardato adempimento di un’obbligazione pecuniaria”.  Continuava, poi, specificando che gli interessi moratori si distinguono dai corrispettivi anche per la disciplina applicabile “sono dovuti (…) dal giorno della mora ed a prescindere dalla prova del danno subito, ai sensi dell’art. 1224 c.c., e vengono introdotti coattivamente ex lege, per il caso dell’inadempimento, anche in un rapporto contrattuale che non li abbia originariamente previsti, attesa la loro natura punitiva”.

Nel prosieguo del provvedimento, veniva poi rilevato che i decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con cui vengono indicati i tassi soglia usura, non tengono in considerazione gli interessi moratori.  Il giudice, infatti, evidenziava come già il Decreto Ministeriale del 25 marzo 2003 avesse avuto cura di precisare tale caratteristica, specificando, inoltre, come la Banca d’Italia, avesse osservato durante le sue rilevazioni  che le maggiorazioni stabilite in caso di ritardato pagamento, erano mediamente pari al 2,1 %. Dopo la pubblicazione  della richiamata sentenza della Corte di Cassazione, la Banca d’Italia, per fare chiarezza sul punto,  diffuse poi un comunicato in base al qualw gli interessi di mora  – pur se soggetti alla normativa antiusura  – sono da escludere dal calcolo del teg proprio in ragione della loro eventualità, specificando che per i suoi controlli sugli interessi moratori avrebbe applicato la maggiorazione del 2,1 % ai tassi rilevati trimestralmente.

Il dott. Basile concludeva, dunque, affermando “sarebbe incongruo ritenere che l’usurarietà degli interessi moratori possa essere accertata sulla base di un tasso soglia stabilito senza tener conto dei maggiori costi indotti, per il creditore dall’inadempimento del debitore”.

Sulla base di tali assunti, il giudice, verificato che, sia il tasso corrispettivo, che il tasso di mora come sopra determinati risultavano inferiori alle soglie, rigettava il ricorso  e condannava i ricorrenti al pagamento delle spese di lite.

Valentina Vitali – v.vitali@lascalaw.com

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