Crisi e procedure concorsuali

Ancora sulle conseguenze, in sede fallimentare, della dichiarazione di nullita’ del mutuo fondiario

Cass., 17 dicembre 2013, n. 4185 

Con sentenza n. 4185 del 17/12/2013 la Suprema Corte torna a pronunciarsi sulla questione relativa alla nullità del mutuo fondiario allorché risulti che le  somme mutuate non sono state messe concretamente a disposizione della parte mutuataria ma sono state destinate ad estinguere  pregresse esposizioni debitorie di natura chirografaria verso la stessa banca mutuante.  

La menzionata sentenza viene emessa a seguito di un ricorso proposto da una banca avverso la sentenza della Corte di Appello di Ancona del 7/06/2008 con la quale il Collegio respingeva l’opposizione allo stato passivo del fallimento.

Respingendo il ricorso, la Suprema Corte ha ribadito che:

a)            è consentito al giudice delegato ammettere il credito derivante dal contratto di mutuo fondiario al contempo escludendo la garanzia ipotecaria. Il giudice è legittimato ad escludere la garanzia sulla base della semplice contestazione del curatore e il curatore non è tenuto a proporre in via riconvenzionale l’azione nell’eventuale giudizio promosso dal ceditore essendo sufficiente che si limiti a richiedere il rigetto della proposta opposizione allo stato passivo. Pertanto, il mancato riconoscimento da parte del giudice delegato di un credito o di un privilegio rimane circoscritto nell’ambito della verifica dello stato passivo a seguito della richiesta del curatore;

b)            la revoca dell’ipoteca non necessariamente comporta l’esclusione dall’ammissione al passivo del credito azionato. Ciò avviene, secondo la Corte, solo nell’ipotesi della simulazione o della novazione e non anche in quella cosiddetta del negozio indiretto. In questo caso, infatti,  la revoca del mutuo comporta la necessità di ammettere al passivo la somma realmente erogata giacché all’inefficacia del contratto consegue pur sempre la necessità della restituzione di quanto versato al mutuatario, ancorchè in moneta fallimentare;

c)            gli elementi costitutivi dell’azione revocatoria (eventus damni e scientia decoctionis) si ritengono sussistenti in ragione della concessione di tre ipoteche nell’arco di un mese che avevano diminuito la garanzia patrimoniale del debitore nei confronti degli altri creditori, cui entro pochissimo tempo era seguita la revoca degli affidamenti da parte di tutti gli altri istituti di credito. Inoltre il bilancio della società fallita evidenziava perdite consistenti che avrebbero dovuto porre sull’avviso la banca.

22 maggio 2014

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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