Contratti Bancari

Ancora sulla commissione di massimo scoperto

Trib. Milano, n. 6285/13

In una vertenza seguita dallo studio, il Tribunale di Milano si è pronunciato nuovamente in tema di commissioni di massimo scoperto, confermando il recente orientamento giurisprudenziale che ritiene legittimi tali oneri, quanto meno per il periodo anteriore all’entrata in vigore della legge 2/09.

Il giudice milanese, dopo aver accertato che nel contratto di conto corrente contestato la c.m.s. era stata oggetto di determinazione, ha osservato che detta commissione non costituisce una componente degli interessi o una loro modalità di calcolo, ma è destinata ad operare su un piano diverso e a “remunerare una diversa prestazione della banca consistente nell’integrale ed immediata messa a disposizione dei fondi di cui all’apertura di credito a semplice richiesta del cliente“.

Quanto all’inclusione della c.m.s. nel calcolo degli interessi, ai fini della valutazione dell’eventuale carattere usurario, analogamente il Tribunale ha evidenziato che, sino al 2009, il TEG rilevato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale e presentato a banche e intermediari come parametro di riferimento per il rispetto della soglia usura, non includeva le commissioni di massimo scoperto. Ne discende che, sino all’entrata in vigore della legge 2/09, deve ritenersi corretto l’operato degli istituti di credito che si siano uniformati al TEG e alle Istruzioni di Banca d’Italia dell’epoca e che pertanto – sempre per il periodo anteriore alla legge 2/09 – non si possa confrontare il TEG pubblicato in Gazzetta Ufficiale (calcolato senza c.m.s.) con il tasso effettivo applicato dalle banche comprensivo di c.m.s., trattandosi evidentemente di un confronto di dati non omogenei.

(Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com)

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