Crisi e procedure concorsuali

Ancora sul privilegio processuale del credito fondiario

Tribunale di Monza, 18 aprile 2015 (leggi la sentenza)

Sull’annosa questione inerente al rapporto tra la procedura esecutiva immobiliare e il fallimento rispetto al privilegio processuale riconosciuto nei confronti del creditore fondiario si pronuncia, con sentenza del 13 aprile 2015, il Tribunale di Monza.

Come noto ai lettori di Iusletter, il principio enunciato dall’art. 41 T.U.B., per cui è concesso iniziare o proseguire sui beni ipotecati a garanzia di un finanziamento fondiario l’azione esecutiva individuale, non deroga alla disciplina in materia di accertamento del passivo ed al principio di esclusività della verifica fallimentare posto dall’art. 52 L.F. (Cass. 30 marzo 2015, n. 6377)

Si precisa a riguardo che, accordando all’istituto mutuante il privilegio d’iniziare o proseguire l’esecuzione nei confronti del debitore dichiarato fallito in deroga a quanto disposto dall’art. 52 L.F., si consente, altresì, al creditore procedente, che abbia assolto l’onere d’insinuarsi allo stato passivo del fallimento, di conseguire l’assegnazione provvisoria della somma ricavata dalla liquidazione nei limiti della quota che in sede di riparto risulta a lui spettante.

Dal coordinamento tra esecuzione individuale e collettiva, che emerge in virtù del riconosciuto onere d’insinuazione imposto al creditore fondiario, deriva che la decisione sulla domanda di ammissione del credito ovvero il giudicato endofallimentare che consegue al provvedimento di approvazione dello stato passivo rileva sul diritto del creditore a vedersi attribuito, sebbene in via provvisoria, il ricavato della vendita (Cass. 6738/2014; Cass. 12683/2011).

Pertanto, proprio per la graduazione dei crediti che discende dalla verifica in sede di accertamento dello stato passivo, il creditore che sia stato ammesso in via meramente chirografaria nella procedura fallimentare, non potrà mutare la propria collocazione nel prosieguo dell’esecuzione individuale, dal momento che al Giudice dell’esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme da quella stabilita dal tribunale fallimentare. E così, allo stesso modo, non sarà riconosciuto all’istituto fondiario il potere di trattenere le somme già incassate qualora sia stata disposta l’esclusione del privilegio per cui viene meno la natura fondiaria del credito ed il relativo privilegio processuale.

Tali considerazioni restano ferme benché alla dichiarazione d’esecutività di cui all’art. 97 L.F. non si riconosca un valore di giudicato al di fuori del fallimento ma gli sia attribuito, piuttosto, un effetto preclusivo esclusivamente nelle more del procedimento fallimentare tale da impedire che possano essere proposte questioni rispetto al credito ammesso al passivo.

Tale orientamento conclude, invero, per la prevalenza della normativa concorsuale sulla disciplina del mutuo fondiario, comportando la soggezione di quest’ultima all’accertamento in sede fallimentare e, dunque, ostacolando ogni attribuzione nei confronti del creditore il cui credito sia stato negato dal giudice delegato in sede di ammissione al passivo (Cass. 17368/2012; S.U. 23572/2004).

Alla luce di tali principi, nella fattispecie al vaglio del Tribunale di Monza, si dispone l’accoglimento dell’opposizione proposta dalla curatela del fallimento volta a far valere l’illegittimità del riparto in sede esecutiva, nonché a dichiarare la provvisorietà di tale attribuzione almeno sino al momento in cui non sarà effettuata la graduazione dei crediti in sede di riparto fallimentare.

18 maggio 2015

Matilde Sciagata – m.sciagata@lascalaw.com

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