Crisi e procedure concorsuali

Ancora sul mutuo fondiario e il superamento del limite di finanziabilità

Tribunale di Udine, 29 maggio 2014

Il superamento del limite di finanziabilità posto dalla normativa sul credito fondiario, ai sensi dell’art. 38, comma 2, T.U.B., non comporta la radicale nullità del contratto di finanziamento e dell’atto di concessione di ipoteca, derivandone, invece, quale unica conseguenza, la disapplicazione della normativa speciale relativa al credito fondiario.

Così si è espresso il Tribunale di Udine con il decreto del 29.5.2014, emesso a conclusione di un procedimento di opposizione allo stato passivo, nell’ambito del quale la Banca lamentava l’esclusione del proprio credito, da parte del curatore, sul presupposto della ritenuta nullità del contratto di finanziamento fondiario per violazione del limite di finanziabilità.

Nello specifico, il Tribunale non ha accolto la domanda volta all’accertamento della “natura fondiaria del finanziamento”, ammettendo però il credito in via privilegiata ipotecaria, non condividendo la tesi secondo la quale dalla violazione del limite di finanziabilità, posto dall’art. 38, comma 2, T.U.B. e dalla normativa delegata, deriverebbe la radicale nullità del contratto di finanziamento e dell’atto di concessione di ipoteca.

Secondo la Corte friulana, infatti, la nullità del contratto non solo non è espressamente prevista dalla legge (art. 1418, comma 3°, c.c.), ma rappresenterebbe sopratutto una “sanzione” sproporzionata rispetto alla tutela degli interessi che la stessa norma è volta a perseguire.

La gravità della sanzione in cui incorrerebbero gli istituti di credito nel caso in cui sforassero il limite di finanziabilità, comporterebbe, infatti, un atteggiamento iperprudenziale da parte delle stesse, derivandone in questo modo un’inevitabile pregiudizio alle imprese, cui verrebbe presumibilmente contratto l’accesso al credito bancario.

3 novembre 2014

Luca Bettinelli – l.bettinelli@lascalaw.com

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