Costruzione di nuovi edifici: la relazione energetica non vincola l’appaltatore

Anche chi non lavora ha diritto al risarcimento da perdita della capacità lavorativa

Può sembrare banale, scontato. Eppure quando pensiamo alla perdita della capacità di guadagno, causata da un sinistro, la nostra mente corre veloce ad un soggetto già lavoratore.

È invece più difficile ipotizzare che un incidente possa causare una riduzione del guadagno anche ad un soggetto non lavoratore.

In particolare, nell’ipotesi in cui un sinistro coinvolga un soggetto non lavoratore, è facile pensare che nella stima del danno patrimoniale vada considerata anche la contrazione del reddito effettivamente subita dal soggetto leso che, in assenza di occupazione, è pari a zero.

Trattasi tuttavia di una ricostruzione priva di fondamento logico giuridico.

Lo ha precisato la Terza Sezione civile della Corte di Cassazione in una recente ordinanza.

Nel caso di specie una donna aveva convenuto in giudizio la compagnia assicurativa, chiedendo la condanna di quest’ultima al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali causati da un assicurato. Quanto al danno patrimoniale, la domanda della donna era appunto volta ad ottenere il risarcimento per il danno derivante dalla perdita della capacità di guadagno.

Proprio su tale domanda, rigettata sia in primo, sia in secondo grado per mancanza di prova, si sono concentrate le attenzioni della Suprema Corte.

Nello specifico, secondo i giudici di merito, la domanda andava rigettata non avendo la vittima fornito alcuna prova circa la contrazione dei propri redditi e non esistendo alcuna presunzione del fatto che le gravissime lesioni subite dall’attrice non le avrebbero consentito di esercitare la professione di architetto, posto che, all’epoca dei fatti, la stessa non era nemmeno laureata.

Secondo la difesa della donna, tuttavia, la decisione dei giudici di merito andava rivista.

Ebbene, rifacendosi ai propri precedenti, la Cassazione ha da un lato ribadito che è impossibile pretendere da un soggetto non percettore di reddito “la prova di contrazione del proprio reddito” e, dall’altro, che non esiste alcuna consequenzialità logica tra l’affermazione che la vittima dell’infortunio non era laureata e la conclusione che tale circostanza escludeva che negli anni a venire avrebbe potuto svolgere la professione di architetto.

Ciò che, in caso di soggetto non lavoratore, i giudici di merito sono chiamati a svolgere è un accertamento circa la compatibilità dei postumi residuati all’infortunio e l’attività lavorativa, ivi compreso il lavoro domestico, confacenti alle abilità e al grado di istruzione della vittima.

Sulla scorta delle argomentazioni che precedono la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata, invitando la Corte d’appello competente ad attenersi al seguente principio di diritto “il danno da perdita o riduzione della capacità lavorativa di un soggetto adulto che, al momento dell’infortunio, non svolgeva alcun lavoro remunerato, va liquidato stabilendo (con equo apprezzamento delle circostanze del caso, ex art. 2056 c.c.): in primo luogo, se possa ritenersi che la vittima, se fosse rimasta sana, avrebbe cercato e trovato un lavoro confacente al proprio profilo professionale; in secondo luogo, se i postumi residuati all’infortunio consentano o meno lo svolgimento di un lavoro confacente al profilo professionale della vittima”.

Cass., Sez. III, Ord., 26 maggio 2020, n. 9682

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

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