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Anche gli amministratori privi di deleghe sono responsabili

Gli amministratori privi di deleghe sono tenuti ad agire in modo informato e ad ostacolare l’evento dannoso, in ragione dei requisiti di professionalità, rispondendo pertanto qualora non si attivino utilmente a fronte del verificarsi di tale evento.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha già da tempo affermato che il componente del consiglio di amministrazione, chiamato a rispondere per omissione di vigilanza, non può esimersi da responsabilità adducendo che le operazioni integranti l’illecito sarebbero state realizzate da altro soggetto, dotato di ampia autonomia. In particolare, la sentenza Cassazione n. 2737 del 2013 ha enucleato il principio secondo il quale il dovere di agire informati dei consiglieri non esecutivi delle società bancarie, di cui all’art. 2381 c.c., commi 3 e 6, e art. 2392 c.c., non può essere rimesso, nella sua concreta operatività, alle segnalazioni provenienti dai rapporti degli amministratori delegati.

Ciò in quanto anche i consiglieri non esecutivi devono possedere costante e adeguata conoscenza del business (bancario) e, essendo compartecipi delle decisioni di strategia gestionale assunte dall’intero consiglio, hanno l’obbligo di contribuire ad assicurare un governo efficace dei rischi di tutte le aree della banca, attivandosi in modo da poter efficacemente esercitare una funzione di monitoraggio sulle scelte compiute dagli organi esecutivi.

Sempre in tale senso, la sentenza Cassazione n. 22848 del 2015 ha precisato che gli amministratori privi di deleghe sono tenuti ad agire in modo informato e, in ragione dei requisiti di professionalità, ad ostacolare l’evento dannoso, sicché rispondono del mancato utile attivarsi. Inoltre, stante la presunzione di colpa, è sufficiente a tal fine che l’Autorità di vigilanza dimostri l’esistenza dei segnali di allarme che avrebbero dovuto indurre gli amministratori non esecutivi, rimasti inerti, ad esigere un supplemento di informazioni o ad attivarsi in altro modo, spettando a questi ultimi di provare di essersi attivati.

Nel contesto del caso di specie, caratterizzato da prassi irregolari consolidate, gli amministratori, e tra essi il prof. M, (Presidente del Consiglio di amministrazione privo di deleghe e membro del Comitato Investimenti) erano quanto meno responsabili di grave negligenza per avere ignorato il modo in cui erano gestite le strategie di investimento e disinvestimento, segmento di importanza centrale dell’attività societaria, tanto più a fronte della segnalazione di anomalie, in esito ad ispezione condotta nel periodo marzo-giugno 2009, di  cui evidentemente il Consiglio di amministrazione non si era curato.

La Suprema Corte ha altresì sottolineato che la responsabilità dei membri dell’organo consiliare e quindi del prof. M. prescinde dalla individuazione di specifici indici di allarme (peraltro evidenziati dal giudice di merito con richiamo sia alla segnalazione Consob del 2009 sia all’importanza di singole operazioni), giacché inerisce al mancato esercizio dell’attività istituzionalmente e funzionalmente riservata agli amministratori.

Cass., Sez. II Civ., 26 febbraio 2019, n.5606

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

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