Nessun contratto, nessuna pretesa

Anatocismo e piano di ammortamento, je ne parle pas français

Il Tribunale di Roma, con la sentenza in commento emessa pochi giorni fa, enuncia alcuni principi molto interessanti in tema di onere della prova, usura, errata indicazione dell’ISC e anatocismo legato al piano di ammortamento alla francese.

Per prima cosa, il Tribunale capitolino ricorda che, in presenza di un conto corrente ancora in essere al momento dell’avvio del giudizio, è inammissibile la domanda di ripetizione: infatti, l’addebito di interessi, spese e competenze comporta un incremento del debito o una riduzione del credito di cui il correntista dispone non si sostanzia mai in un pagamento, suscettibile di ripetizione.

Quanto all’onere della prova, la dott.ssa Buonocore, ritiene che “grava senz’altro sulla parte attrice l’onere di allegare in maniera specifica i fatti posti a base della domanda e di fornire la relativa prova”.

Il correntista deve, quindi, produrre il contratto di apertura del conto corrente e gli estratti conto completi (non solo i meri scalari) dalla data di avvio del rapporto. È indubbio il fatto che il correntista è in possesso di questi documenti che vengono consegnati dall’Istituto di credito, al momento dell’accensione del rapporto, quanto al contratto, e, nel corso dello stesso, quanto agli estratti conto.

E se non ne è più in possesso, il correntista ha il diritto di ottenere copia dalla Banca di tutta la documentazione prima dell’avvio del contenzioso: il rimedio di cui all’art. 210 c.p.c. viene a rivestire pertanto un carattere sussidiario e il cliente – attore deve dimostrare di essersi attivato per ottenere i documenti di cui è sprovvisto ma di non avere ottenuto riscontro.

Con riferimento al contratto di mutuo, il Tribunale di Roma, aderendo all’indirizzo espresso dalla dominante Giurisprudenza, ribadisce che – per verificare il rispetto dei tassi soglia usura – bisogna confrontare il tasso soglia con il tasso corrispettivo e con quello di mora, ma separatamente senza sommarli tra di loro, poiché si tratta di tassi diversi per funzione, natura e modalità di applicazione.

Viene poi ribadito, se ancora ci fossero dubbi a riguardo, che il piano di ammortamento alla francese non genera la capitalizzazione degli interessi, quindi anatocismo: “nel piano di ammortamento alla francese il preventivo calcolo della rata costante viene effettuato utilizzando la formula matematica della cd. “legge di sconto composto”; la stessa, tuttavia, costituisce una formula di equivalenza finanziaria, che consente di individuare la quota capitale da restituire in ciascuna delle rate prestabilite – in modo che la somma dei valori capitale compresi nel complesso delle rate del piano di ammortamento sia equivalente al capitale mutuato – ma che non va ad incidere sul separato conteggio degli interessi, che risponde alle regole dell’interesse semplice, venendo conteggiato ad ogni rata sul solo capitale che residua dopo la restituzione di capitale effettuato tramite le rate precedenti”.

Per concludere, fuori dalle ipotesi contemplate dall’art. 125 bis TUB (destinato a regolamentare esclusivamente le operazioni di finanziamento a “clienti consumatori”), l’ISC/ TAEG, prosegue il Tribunale di Roma, non costituisce un tasso di interesse o una condizione economica, ma ha solo una funzione informativa e la errata o omessa indicazione dello stesso non può comportare l’applicazione dei tassi sostitutivi previsti dall’art. 117 TUB.

Vengono quindi rigettare le domande avanzate dagli attori e gli stessi vengono condannati al pagamento delle spese processuali.

Tribunale di Roma, 26 giugno 2019, n. 13557

Alessandra Buccolieri – a.buccolieri@lascalaw.com

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