Simul stabunt simul cadent: recenti pronunce

Anatocismo occulto nel mutuo alla francese: la contestazione è temeraria

Secondo il Tribunale di Rovigo, alla luce della qualificata giurisprudenza che ritiene la legittimità del piano di ammortamento alla francese, con esclusione di qualsivoglia effetto anatocistico correlato, il giudizio incardinato dal mutuatario per dedurre un’eterea illegittimità del piano di ammortamento a rate costanti, configura un uso pretestuoso dello strumento processuale.

Si tratta di quanto statuito da una recente sentenza, resa in un giudizio incardinato da un mutuatario nei confronti del proprio Istituto di Credito, assistito dallo Studio.

Nel caso di specie, parte attrice deduceva in giudizio un occulto meccanismo di capitalizzazione di interessi, insito nel piano di ammortamento alla francese, idoneo a generare anatocismo.

Il Giudice Veneto, con la pronuncia predetta, chiariva definitivamente come la produzione di interessi su altri interessi sia un fenomeno che non possa in alcun modo verificarsi in un piano di ammortamento alla francese, atteso che “nel periodo successivo ad ogni loro periodica scadenza, gli interessi non maturano sul montante costituito dalla somma di capitale ed interessi, bensì maturano sul solo capitale residuo (quindi al netto di capitale già rimborsato e dei precedenti interessi liquidati), ovvero il capitale del periodo precedente meno la quota capitale inclusa nella rata. In conseguenza di ciò nei piani di ammortamento “francese” nessun interesse viene calcolato sugli interessi maturati nel periodo precedente e quindi non sussiste nessun anatocismo ai sensi dell’art. 1283 c.c.”.

In altri termini, sebbene sia vero che il piano di ammortamento alla francese prevede il pagamento di rate periodiche determinate utilizzando la formula di capitalizzazione composta, tuttavia, da tale circostanza non deriva alcun effetto anatocistico, poiché la quota interessi è calcolata sul debito residuo, quindi solamente sul capitale.

Alla luce di tali considerazioni -avvalorate da numerosa giurisprudenza e dalle risultanze di una consulenza tecnica d’ufficio da cui emergeva la totale infondatezza anche delle ulteriori contestazioni- il Giudice rigettava la domanda attorea, condannando i mutuatari anche ai sensi dell’art. 96 comma 3° c.p.c..

Tribunale di Rovigo, Sentenza 23/05/2019, n. 352

Alessandra Gambadauro – a.gambadauro@lascalaw.com

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