Contratti Bancari

Anatocismo: drastico intervento delle Sezioni Unite circa la prescrizione dell’azione di ripetizione e la capitalizzazione periodica degli interessi passivi

Le Sezioni Unite della Suprema Corte, con l’attesa sentenza 24418/10 (leggi la massima e la sentenza per esteso) hanno finalmente preso posizione circa la discussa questione del termine di decorrenza del decennio entro il quale è possibile far valere la domanda di ripetizione di indebito nell’ambito del conto corrente.

Ancora una volta, la decisione dei giudici di legittimità risulta favorevole ai consumatori, a discapito degli istituti di credito.

Infatti, con riguardo ai conti correnti aperti in data anteriore all’entrata in vigore della delibera CICR del 9/02/2000, la Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto dei correntisti di chiedere alle banche la restituzione degli interessi capitalizzati trimestralmente si prescrive in dieci anni, con decorrenza, non dal compimento di ogni singola operazione, bensì dalla chiusura finale del rapporto.

Sono evidenti le gravi conseguenze della decisione: anche un conto corrente aperto negli anni 80’ o 90’ può costituire oggi il presupposto per una domanda di ripetizione d’indebito, laddove sia stato chiuso negli ultimi anni. Ad esempio, laddove la chiusura sia avvenuta nel 2008, il cliente potrà convenire in giudizio la banca con la quale ha intrattenuto il rapporto contrattuale sino al 2018.

E’ palese che in tali ipotesi gli istituti di credito potrebbero essere chiamati a dover restituire ingenti somme, nonostante il decorso di oltre vent’anni e nonostante l’assenza, sia di una qualsiasi contestazione precedente da parte del correntista, sia di una giurisprudenza contraria negli anni antecedenti il 1999.

La Corte di Cassazione è pervenuta a tale decisione affermando che, per quanto concerne i rapporti sviluppatisi in assenza di versamenti, l'annotazione in conto degli interessi passivi comporta solamente un incremento del debito del correntista o una riduzione dei credito di cui egli ancora dispone, ma non si risolve in un pagamento, non corrispondendovi alcuna attività solutoria in favore della banca. Pertanto, se fin dal momento dell'annotazione il cliente può agire per far dichiarare la nullità del titolo su cui l'addebito si basa, tuttavia, secondo la tesi della Suprema Corte, non può ancora agire per la ripetizione di un pagamento che, in quanto tale, non ha ancora avuto luogo.

Qualora, invece, durante lo svolgimento del rapporto il correntista abbia effettuato anche dei versamenti, questi ultimi possono considerarsi pagamenti, tali da poter formare oggetto di ripetizione (ove risultino indebiti), in quanto abbiano avuto lo scopo e l'effetto di uno spostamento patrimoniale in favore della banca. Ciò si verifica quando si tratta di versamenti eseguiti su un conto passivo cui non accede alcuna apertura di credito a favore del correntista, ovvero quando siano destinati a coprire un passivo eccedente i limiti dell'affidamento.

Solo in tali ipotesi, configurandosi un pagamento vero e proprio, la pretesa restitutoria è soggetta al termine prescrizionale con decorrenza dal compimento dell’atto.

Da ultimo, i giudici di legittimità hanno confermato il già diffuso orientamento della giurisprudenza di merito, secondo il quale, una volta dichiarata la nullità dell’anatocismo, gli interessi passivi devono essere ricalcolati senza nessuna periodicità di liquidazione.

Infatti, a seguito del noto revirement, la Cassazione ha escluso di poter ravvisare un uso normativo atto a giustificare, nel settore bancario, una deroga ai limiti posti all'anatocismo dall'art. 1283 c.c. Ciò, non perché abbia messo in dubbio il reiterarsi nel tempo della consuetudine consistente nel prevedere nei contratti di conto corrente bancari la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, bensì per difetto del requisito della "normatività" di tale pratica.

Tanto premesso, i giudici di legittimità hanno concluso che sarebbe assolutamente arbitrario sostenere che la giurisprudenza, la quale ha negato l'esistenza di usi normativi di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori, avrebbe riconosciuto (implicitamente o esplicitamente) la presenza di usi normativi di capitalizzazione annuale.

E’, dunque, presumibile che la decisione annotata, oltre ad avere grande impatto sulle banche, esplicherà i suoi effetti anche sulle modalità con le quali vengono svolte le perizie nell’ambito dei giudizi di ripetizione d’indebito.

 

(Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com)

 

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