Antiriciclaggio

Ampliamento parziale della responsabilità delle imprese

Le nuove misure contro la corruzione che recepiscono alcune richieste e prescrizioni contenute nella Convenzione dell’organizzazione delle nazioni unite del 31 ottobre 2003, ratificata nel 2009 con la legge n. 116, e nella Convenzione penale sulla corruzione approvata dal Consiglio d’Europa il 27 gennaio 2009 e solo quest’anno ratificata con legge del 28 giugno 2012, ampliano, in modo parziale il campo di applicazione  della responsabilità degli enti prevista dal decreto legislativo 231 del 2001. Il disegno di legge[1] approvato anche mediante il ricorso al voto di fiducia, delinea ed introduce nella lista dei reati presupposto (quelli per i quali scatta la responsabilità della società se commessi da un dipendente nel suo interesse) le seguenti fattispecie di reato:

 

–            induzione indebita a dare o promettere utilità

–            corruzione tra privati.

 

L’ induzione indebita a dare o promettere utilità, introdotta nel codice penale dall’art. 319-quater, viene  inserita nel decreto legislativo 231 del 2001, all’articolo 25 in abbinamento alle misure previste per la corruzione e concussione. Il nuovo articolo 25 del decreto legislativo 231 del 2001 così come modificato sarà rubricato: “Corruzione, concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità” .

La sanzione pecuniaria prevista in capo alla società, in caso di accertamento della responsabilità, potrà arrivare fino a 1.200.000 Euro, ma ad aggiungersi alla suddetta sanzione sarà, qualora il giudice lo ritenga opportuno, la sanzione interdittiva  per la durata di un anno, che potrà protrarsi sino alla sospensione o al commissariamento in caso di pericolo dei livelli occupazionali. La responsabilità sarà ammessa anche quando a commettere il reato sia un incaricato di pubblico servizio o funzionario di Stato o europeo o di Stato estero.

La corruzione tra privati introdotto nel Codice Civile con la sostituzione dell’attuale articolo 2635 che disciplina l’“infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità”, con un nuovo articolo 2635 rubricato “Corruzione tra i privati” e composto da 5 commi, è inserito nel catalogo dei reati societari disciplinati dall’articolo 25 ter del Decreto 231, al quale si aggiunge la lett. s)- bis.

A ben vedere, in realtà, la corruzione tra i privati sposa solo parzialmente la 231del 2001. Dall’attenta lettura del nuovo articolo 25-ter lett. s-bis, infatti, la responsabilità penale dell’azienda (che si aggiunge a quella personale di amministratori, direttori, sindaci e dipendenti) sorge solo per il reato di cui al terzo comma dell’articolo 2635 del Codice Civile così come modificato. Ciò significa che le sanzioni sono previste solo per le imprese che corrompono e non anche per quelle corrotte.

(Ornella Carleo – o.carleo@lascalaw.com)



[1] Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e della legalità nella pubblica amministrazione

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Nel corso del mese di agosto, sono stati emanati due diversi provvedimenti che riguardano il tema de...

Antiriciclaggio

Arriva in Gazzetta Ufficiale la Direttiva (UE) sul whistleblowing

Il 16 aprile 2020, l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (“UIF”) ha pubblicato u...

Antiriciclaggio

Il Manuale Utente delle comunicazioni oggettive

Con comunicato del 10 aprile 2020 (di seguito, il “Comunicato”) la Banca d’Italia ha formulato...

Antiriciclaggio

X