Crisi e procedure concorsuali

Ammissione al passivo, penale di risoluzione e privilegio ipotecario

Tribunale Cagliari, 20 giugno 2013 (leggi la sentenza per esteso)

Massima: “A norma degli artt. 54 L.F. e 2855 c.c. a, vanno collocati in privilegio ipotecario soltanto gli interessi e le spese, mentre rimangono escluse altre voci accessorie, quali eventuali commissioni e/o provvigioni pretese dal mutuante, non contemplate espressamente dalle disposizioni regolanti il privilegio, insuscettibili per la loro natura tipica di estensione analogica. E’ pertanto irrilevante a questo fine il richiamo operato dal creditore alle note riportate nel quadro D della nota di iscrizione ipotecaria, laddove la determinazione della somma per la quale era stata concessa l’ipoteca comprende tutte le voci contrattuali, ma non vale certamente ad ampliare il dettato normativo a crediti non previsti come privilegiati.”

Il Tribunale di Cagliari chiamato a pronunciarsi su un ricorso in opposizione allo stato passivo, avente ad oggetto l’ammissione parziale al privilegio di un credito derivante da un contratto di mutuo fondiario assistito da ipoteca, escludeva, con il succitato decreto, il beneficio della collocazione nel privilegio delle somme corrispondenti agli interessi moratori maturati sulle rate insolute; il Tribunale escludeva altresì dal medesimo rango le somme dovute a titolo di “refusione a indennizzo”, ossia la penale concordata tra le parti e conseguente all’inadempimento del mutuatario.

Entrambe le statuizioni si fondano sul combinato disposto dell’art. 2855 c.c., che disciplina l’estensione del diritto di prelazione alle spese ed agli interessi prodotti dal capitale garantito, nel caso di pignoramento, e l’art. 54 L.F. che, agli stessi fini equipara il pignoramento alla dichiarazione di fallimento, con conseguente estensione della normativa dell’art. 2855 c.c. anche ai fini della qualificazione del credito nella procedura concorsuale.

L’esclusione degli interessi moratori si basa innanzitutto sul dettato dell’art. 2.855 del c.c. che, al secondo comma, nel disporre il collocamento degli interessi nello stesso grado del capitale iscritto ad ipoteca, fa esclusivo riferimento al “capitale che produce interessi” e dunque ai soli interessi corrispettivi, intesi come remunerazione dovuta per l’operazione di finanziamento; con la conseguenza che gli interessi moratori, nella misura in cui siano dovuti, retrocederanno al rango di credito al chirografo.

Le stesse ragioni sono state addotte per il mancato riconoscimento del rango ipotecario per le somme dovute a titolo di penale di risoluzione.

Il Tribunale, infatti, nel ribadire che soltanto le spese e gli interessi sul capitale beneficiano del diritto di sequela nell’iscrizione ipotecaria, rimarca il tenore imperativo della norma, che non consente l’estensione analogica o patti contrari tra le parti, che conducano anche altre voci di spesa nell’alveo del privilegio ipotecario.

Non fa testo dunque l’indicazione, tra le disposizioni contrattuali, di voci di spesa diverse da quelle suddette, che concorrano a determinare la somma per la quale era stata concessa l’ipoteca.

(Andrea Serrano – a.serrano@lascalaw.com)

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