Crisi e procedure concorsuali

Ammissibilità dell’azione revocatoria anche in presenza di credito sub iudice

L’azione revocatoria può essere proposta non solo a tutela di un credito certo, liquido ed esigibile ma anche a tutela di una legittima aspettativa del credito risultando  sufficiente che sia stata emessa una sentenza di condanna e non rilevando la circostanza che il credito risulta sub iudice o ancora che sia stata limitata l’efficacia esecutiva della pronuncia

Tribunale di Caltanissetta, 03 luglio 2014

Tra i presupposti soggettivi e oggettivi, richiesti dall’art. 2901 c.c. per la revocatoria di un atto dispositivo fondamentale, tra tutti, si pone l’esistenza del credito, considerato che l’azione in questione è lo strumento che l’ordinamento appresta al  creditore per la conservazione della garanzia patrimoniale generica di cui all’art. 2740 c.c.

Ai fini della esperibilità dell’azione revocatoria, non occorre che il credito sia certo e determinato nel suo ammontare, ed ancor meno che esso sia scaduto ed esigibile, essendo sufficiente una ragione di credito anche eventuale.

Sul punto, in passato, la giurisprudenza ha disquisito sulla tutela da accordare al titolare di un credito litigioso (c.d. sub iudice), ovvero contestato nella sua stessa esistenza ritenendo, in un primo momento, che la natura di credito eventuale non potesse riconoscersi al credito per il quale sia ancora in corso l’accertamento giudiziale, dovendosi in particolare,  disporre la sospensione necessaria, ai sensi dell’art. 295 cod. proc. civ., per il caso in cui fosse pendente il giudizio nel quale veniva contestato il credito (cfr. Cass., 30 luglio 2001, n. 10414).

Tale orientamento giurisprudenziale è stato superato dalle Sezioni Unite, le quali, con sentenza del 18 maggio 2004, n. 9440, hanno espresso il contrario e, oramai consolidato, principio secondo il quale: “Poichè anche il credito eventuale, in veste di credito litigioso, è idoneo a determinare – sia che si tratti di un credito di fonte contrattuale oggetto di contestazione giudiziale in separato giudizio, sia che si tratti di credito risarcitorio da fatto illecito – l’insorgere della qualità di creditore che abilita all’esperimento dell’azione revocatoria, ai sensi dell’art. 2901 cod. civ., avverso l’atto di disposizione compiuto dal debitore, il giudizio promosso con l’indicata azione non è soggetto a sospensione necessaria a norma dell’art. 295 cod. proc. civ. per il caso di pendenza di controversia avente ad oggetto l’accertamento del credito per la cui conservazione è stata proposta la domanda revocatoria, in quanto la definizione del giudizio sull’accertamento del credito non costituisce l’indispensabile antecedente logico – giuridico della pronuncia sulla domanda revocatoria, essendo d’altra parte da escludere l’eventualità di un conflitto di giudicati tra la sentenza che, a tutela dell’allegato credito litigioso, dichiari inefficace l’atto di disposizione e la sentenza negativa sull’esistenza del credito.”

Con la sentenza in argomento, il Tribunale di Caltanissetta, nel conformarsi a tale indiscusso orientamento ha statuito che “l’azione revocatoria può essere proposta non solo a tutela di un credito certo, liquido ed esigibile, ma in coerenza con la sua funzione di conservazione dell’integrità del patrimonio del debitore, quale garanzia generica delle ragioni creditizie, anche a tutela di una legittima aspettativa di credito (cfr. Cass. n. 5359/09)”, in affermazione, dunque, del principio che va accolta la domanda di revocatoria anche quando il credito, per la tutela del quale è esperita l’azione di revocatoria, risulta sub iudice. disponendo l’inefficacia dell’atto ex art. 2901 c.c. nella sussistenza dei presupposti di legge e senza disporre la sopensione del giudizio in attesa che venga definito quello di accertamento giudiziale del credito.

Tale principio è direttamente ricollegato alla funzione meramente conservativa e non recuperatoria dell’azione di revocatoria non ponendosi, così come ritenuto dalle Sezioni Unite, una questione di conflitto di giudicati. Infatti, anche nell’eventualità in cui l’azione revocatoria venisse accolta e quella per l’accertamento giudiziale del credito rigettata, la prima non produrrebbe effetti stante che la e mancata acquisizione di un titolo esecutivo, nella ipotesi in cui il credito fosse riconosciuto come non esistente, non consentirebbe l’avvio della necessaria e successiva esecuzione forzata.

La sentenza in esame, inoltre, si rivela interessante nella parte in cui statuisce il principio secondo il quale la solidarietà familiare non può valere ad eludere l’interesse individuale dei creditori. Secondo il nominato Giudicante, infatti, “l’individuazione del fondamento dell’atto costitutivo del fondo in un dovere di solidarietà familiare dotato di rilevanza costituzionale non può spingere sino al punto da attribuire ad esso una connotazione pubblicistica destinata a prevalere sempre sull’interesse individuale dei creditori. Al contrario è necessario evitare che il rilievo attribuito alla solidarietà familiare possa rappresentare un mezzo utile a giustificare operazioni fraudolente del debitore realizzate al solo scopo di ledere i diritti dei creditori”.

Tale principio, tuttavia, risulterebbe mitigato dall’effettivo riscontro del requisito dell’ eventus damni, ovvero del pregiudizio subito dal creditore, potendo la consistenza patrimoniale in capo al debitore essere tale da spingere il Giudice a conservare il vincolo dispositivo apposto dal debitore con il fondo patrimoniale all’abitazione familiare, essendo necessario, così come disposto dal Tribunale di Caltanissetta, “in un’ottica di bilanciamento dei contrapposti interessi.. individuare quella porzione di beni che risulti sufficiente a garantire i diritti del creditore: andando oltre ne risulterebbe un’eccessiva compromissione dell’autonomia negoziale del debitore (arg. ex art. 41 Cost.)”.

Pertanto, se è pur vero che, in materia di azione revocatoria ex art. 2901 c.c,  l’onere della prova dell’insussistenza del rischio di incapienza patrimoniale incombe sul convenuto in ragione di ampie residualità patrimoniali, è onere della parte attrice contrastare le allegazioni difensive avversarie e dimostrate il pregiudizio dell’eventuale insufficienza del patrimonio a garantire il credito.

15 dicembre 2014

Alessandra Sangrigoli – a.sangrigoli@lascalaw.com

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