Crisi e procedure concorsuali

Ammissibilità della domanda tardiva per i soli interessi

Cass. Sez. Un., 26 marzo 2015, n. 6062 (leggi la sentenza)

Con riferimento alla possibilità di formulare domande distinte per il credito principale e per gli interessi, si segnala una recentissima pronuncia delle Sezioni Unite (Cass. Sez. Un., 26 marzo 2015, n. 6062), con la quale i giudici di legittimità hanno confermato l’ammissibilità della richiesta tardiva dei soli interessi anche con riguardo alla procedura di Liquidazione Coatta Amministrativa

Infatti la sentenza de quo riprende un orientamento espresso in un precedente pronunciamento della Corte quando, relativamente alla procedura fallimentare, affermava L’ammissione tardiva al passivo fallimentare relativamente agli interessi già maturati alla data del fallimento non è preclusa in conseguenza della già avvenuta richiesta ed ammissione dello stesso credito per il solo capitale; infatti il credito degli interessi, per quanto accessorio sul piano genetico a quello del capitale, è un credito autonomo, azionabile separatamente, anche successivamente al credito principale già riconosciuto con decisione passata in giudicato” (Cass. civ. Sez. I, 22-03-2012, n. 4554).

La Corte nel caso di specie, nel cassare quanto espresso in precedenza dalla Corte d’Appello di Roma, che poneva alla base della propria decisione la preclusione pro judicato  e, pertanto, l’identità delle due domande presentate, sostiene che per poter affermare che vi sia identità tra le due domande, spiegano i giudici di legittimità, devono coincidere la componente soggettiva, la causa petendi nonché il petitum. Se nessun dubbio si pone sull’identità del soggetto proponente le due domande, lo stesso non può affermarsi in merito alla causa petendi: mentre la pretesa al compenso professionale origina da un contratto professionale, la domanda sugli interessi moratori ha natura risarcitoria essendo sorta a causa del ritardo nell’adempimento. Ne consegue una diversa modalità di determinazione del quantum il quale dovrà calcolarsi in misura fissa con riferimento alla sorte-capitale, mentre per gli interessi deve determinarsi ad incremento progressivo ratione temporis acti.

La Cassazione ha, quindi, evidenziato che, sebbene la richiesta da interessi sia di natura accessoria a quella della quota capitale, la stessa origina da una diversa causa e di conseguenza non risulterebbe applicabile il principio dell’autorità di “cosa giudicata” dello stato passivo ai sensi dell’art. 2909 c.c.

30 marzo 2015

Davide Sbarbada – d.sbarbada@lascalaw.com

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