Amicizia tra Giudice e Curatore: incompatibilità?

Amicizia tra Giudice e Curatore: incompatibilità?

Il Tribunale di Milano, chiamato a pronunciarsi su un’ipotesi di incompatibilità a svolgere la funzione di Curatore ai sensi dell’art. 28, comma 5, l.f., ha disposto che quando sussiste un rapporto di conoscenza o di amicizia di qualche tipo tra un Giudice e un Curatore, questo deve necessariamente essere approfondito, non potendo essere considerato a priori come foriero di incompatibilità, a meno che non si voglia finire per attribuire alla sola conoscenza di un Giudice un disvalore che finirebbe per ledere anche la dignità della categoria.

Nel caso di specie la procedura di verifica dell’incompatibilità veniva promossa a seguito della dichiarazione del nominato Curatore, il quale, appunto, dichiarava di conoscere, per amicizia di lunga data, un Giudice penale dello stesso Tribunale di Milano, svolgente funzione presso la sezione quarta penale. Il Collegio chiamato a pronunciarsi sulla vicenda acquisiva il parere della Procura della Repubblica, la quale, in persona del Procuratore aggiunto del Dipartimento Crisi d’Impresa, affermava che: “la pretesa causa di incompatibilità è dettata da una serie, caotica, di norme, che ha esteso ai requisiti per la nomina di Curatore fallimentare le disposizioni dettate dal cosiddetto “codice antimafia. Sussiste incompatibilità se il Curatore ha un rapporto di assidua frequentazione con un magistrato dello stesso ufficio giudicante a cui appartiene il magistrato che conferisce l’incarico. Due quindi sono i requisiti per impedire l’accettazione dell’incarico: l’assidua frequentazione e l’identità di ufficio giudicante”.

Quanto alla assidua frequentazione, la legge specifica che ricorre (oltre a quando vi sono di mezzo i sentimenti, oppure le due persone sono commensali abituali) quando vi è un rapporto di amicizia stabilmente protrattosi nel tempo; rapporto connotato da reciproca confidenza.

Per quanto riguarda il bene giuridico protetto dal legislatore, esso è rappresentato dall’immagine opaca che può derivare all’esterno, quando tra Giudice e Curatori sussistano rapporti personali.

Pertanto, alla luce di tali considerazioni il Tribunale ha ritenuto che occorre necessariamente valutare in concreto, nella realtà operativa di un grande Tribunale, la potenzialità lesiva dell’interesse protetto, del bene giuridico che la norma vuole tutelare, e cioè da un lato la libertà da influenze della nomina del Giudice e dall’altro l’immagine del potere giudiziario e la sua indipendenza nella fase di nomina del Curatore e ciò ai fini di coltivare la fiducia dell’utenza nella giustizia.

Il Collegio, alla luce di quanto sopra esposto, rivedendo l’orientamento della stessa sessione fallimentare, già espresso con circolare del 18.06.2018, ha affermato che “non vi possa né debba essere adozione di un meccanismo di decadenza automatica e che tutte le ipotesi di relazione dichiarata o conosciuta debbono essere oggetto di istruttoria da svolgersi in sede collegiale ex art. 37 l.fall., con specifiche domande da formulare ad opera del presidente o dichiarazioni peculiari da rendere ad opera del convocato, la cui valenza va esaminata. In particolare la sussistenza di amicizia di vecchia data, tipica ad esempio degli ex compagni di scuola, di per sé non indica la sussistenza di un rapporto particolarmente confidenziale ed intenso attuale, ammesso che lo fosse anche prima, tale da poter influenzare il giudice nominante, o creare una sorta di presunzione di influenza del medesimo nella sensibilità dell’utenza”.

Un’interpretazione differente e automatica, avulsa dalla fattispecie, finirebbe, invece, per porsi in contrasto con la Carta Costituzionale, con riferimento alla limitazione del diritto ad accedere ai pubblici Uffici (art. 51), che deve essere interpretato proprio come limite esterno ad un diritto fondamentale e quindi necessariamente in modo restrittivo per non inficiare totalmente la fruizione.

Alla luce di quanto sopra esposto, nel caso di specie il Collegio ha dichiarato non sussistente l’incompatibilità, pur esistendo tra il Curatore e il Giudice un’amicizia di vecchia data, nata sui banchi di scuola, in quanto i due soggetti operavano in sezioni diverse del medesimo Tribunale, quindi non appartenevano allo stesso ufficio.

Tribunale di Milano, sentenza del 29 dicembre 2018

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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