Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Altra conferma sull’insufficienza degli scalari

Una delle questioni dibattute nel contenzioso bancario, riguarda l’idoneità – o meno – dei riassunti scalari a fornire la prova delle competenze asseritamente indebite di cui il correntista chiede la ripetizione.

Si discute, nello specifico, se i soli scalari consentano di ricostruire esattamente tutti i movimenti del rapporto di conto corrente e dunque di individuare le operazioni che hanno dato luogo alle annotazioni di interessi e spese, pretesamente indebite o se, per tale verifica, sia necessaria la serie completa degli estratti analitici.

Questa volta a pronunciarsi sul tema è la Corte d’Appello di Venezia (infatti, di recente, anche la Corte d’Appello di Milano si è espressa in termini del tutto analoghi, si richiamano anche gli articoli “C’è chi dice no…agli scalari” (16 luglio 2019) e “Chi è onerato della prova non usi gli scalari” (3 dicembre 2019).

Nel frangente, il Collegio ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva rigettato la domanda di ripetizione formulata da una società correntista per la mancata produzione in giudizio degli estratti conto completi.

L’impugnazione si è affidata a tre distinti motivi e, in particolare, con il terzo, l’appellante lamentava l’erroneità della sentenza resa dal Tribunale per aver ritenuto che fossero necessari gli estratti conto mensili ai fini della prova dell’indebito, nonostante il perito di parte avesse utilizzato il metodo c.d. sintetico.

Ebbene, la Corte territoriale, richiamando il principio per cui l’onere della prova grava su chi agisce, non su chi vi si oppone, ha ritenuto non assolto da parte del correntista, che agiva in ripetizione, l’onere della prova su di esso spettante.

“La mancanza degli estratti conto completi rilevata dal primo Giudice ed il conseguente rigetto della domanda per mancato assolvimento della prova, va, dunque, confermata anche con riferimento al terzo motivo di appello.

Infatti, solo la produzione degli estratti conto, a partire dalla data di apertura del contratto di conto corrente sino alla data della domanda o di chiusura del conto, consente di pervenire – attraverso l’integrale ricostruzione dei rapporti di dare avere tra le parti e con la corretta applicazione del tasso di interesse – alla corretta determinazione dell’eventuale credito del correntista e alla quantificazione degli importi da espungere sul conto; né può ritenersi che per la determinazione del saldo del conto siano sufficienti gli estratti conto scalari in quanto essi rappresentano soltanto i conteggi degli interessi attivi e passivi ma non consentono, di per sé, di individuare le operazioni che hanno determinato le annotazioni degli interessi e di ricostruire, in siffatto modo, esattamente tutti i movimenti effettuati nell’arco del tempo.

Peraltro, l’appellante non ha nemmeno presentato, al riguardo, istanza ex art.210 cpc.

Ne consegue il rigetto dell’appello con integrale conferma della sentenza n. (…)  emessa in data (…) dal Tribunale di Treviso.”

La posizione della Corte è pertanto chiara nel sottolineare che la mancata produzione in atti degli estratti conto integrali da parte del correntista (peraltro, nel caso di specie, con l’ulteriore precisazione “a partire dalla data di apertura del rapporto” ) non consente di individuare analiticamente quali siano le poste asseritamente applicate in modo indebito. Non avendo parte attrice assolto all’onere probatorio sulla stessa gravante in ordine alle pretese azionate, la propria domanda di ripetizione non può che essere respinta.

App. Venezia, 06 novembre 2019, n.4824

Paola Maccarronep.maccarrone@lascalaw.com

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