Almeno una gioia per il professionista attestatore!

La circostanza che il concordato sia stato dichiarato inammissibile non osta al riconoscimento della prededuzione al credito del professionista incaricato di redigere l’attestazione.

La Corte di Cassazione ha confermato il principio della prededuzione dei compensi professionali nel concordato stabilendo che non importa se la domanda di concordato alla quale è stata allegata, tra l’altro, la relazione del professionista attestatore, sia stata dichiarata inammissibile. Ai fini del riconoscimento della prededuzione occorre che, una volta pronunciata tale inammissibilità, la società venga dichiarata fallita.

Nel caso di specie il professionista attestatore era stato ammesso allo stato passivo della società fallita ma, il Giudice Delegato, non aveva riconosciuto la prededuzione del credito. L’attestatore aveva, quindi, presentato opposizione. Tuttavia, il Collegio giudicante aveva confermato la decisione del Giudice del fallimento sostenendo che il riconoscimento della prededuzione è necessariamente subordinato al provvedimento di ammissione alla procedura di concordato in applicazione dei criteri di adeguatezza funzionale e utilità dell’attività. La prestazione del professionista avrebbe dovuto determinare, quanto meno, l’apertura della procedura alternativa alla soluzione della crisi e aver arrecato un vantaggio alla massa dei creditori conservando o salvaguardando l’attivo.

I Giudici della Corte di Cassazione hanno invece ritenuto fondato il ricorso proposto dal professionista attestatore.

Richiamando quanto già affermato in base alla recente giurisprudenza di legittimità, la Corte ha ribadito che deve essere riconosciuta la prededuzione al credito del professionista anche se la procedura di concordato si conclude con un decreto che dichiara inammissibile la domanda per l’ammissione alla procedura e con la dichiarazione di fallimento della società ricorrente.

Il riconoscimento della prededuzione, secondo la Corte, deve essere considerato un effetto automatico poiché: “conseguente al fatto che il credito derivi da atti legalmente compiuti dall’imprenditore in pendenza del termine concesso per la predisposizione del piano, della proposta e dei relativi documenti, in quanto è proprio la legge che impone all’imprenditore di corredare la sua domanda concordataria anche con l’attestazione prevista

Conseguentemente il credito maturato dal professionista ha carattere prededucibile nel fallimento anche se la domanda di ammissione alla procedura di concordato è stata dichiarata inammissibile.

Cass., Sez. VI, 28 gennaio 2021, n. 1961

Angelica Macchi – a.macchi@lascalaw.com

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