Illecito del promotore e responsabilità ex art. 31 TUF

Allega bene l’inadempimento, altrimenti niente risarcimento

Un tema d’attualità, stando alle letture di recenti decisioni della Suprema Corte, è quello della specificità dell’allegazione dell’inadempimento da parte dell’investitore, che lamenti un pregiudizio economico derivante dall’inadempimento nella prestazione dei servizi di investimento.

Un punto assai battuto (e dibattuto forse meno nelle aule di merito) è quello relativo alla specificità dell’allegazione dell’inadempimento, tenuto conto del fatto che – ciò sempre più spesso accade – è di leggere contestazioni astratte sulla pretesa rischiosità degli investimenti, accompagnate da un pedissequo richiamo di norme o principi giurisprudenziali, a sostegno della dedotta responsabilità contrattuale.

Le idee chiare le ha sicuramente la Corte di legittimità che, in diversi precedenti, ricorda come sia onere “dell’investitore, di «indicare che cosa la banca, al momento dei fatti, gli avrebbe dovuto riferire e non gli ha riferito»” (cfr Cass., Sez. I Civ., 22 maggio 2019, n. 13836), ravvisando una estrema genericità di “allegazioni formulate nell’atto di citazione di primo grado, ove è attribuita evidenza alla «natura altamente rischiosa» dell’operazione di acquisto dei titoli … e argentini, oltre che alla circostanza per cui la banca non possa limitarsi a consegnare all’investitore il documento sui rischi in generale, ma «deve riferirsi a precise e univoche indicazioni circa la pericolosità dello specifico investimento», dovendo inoltre sincerarsi che quel soggetto «abbia effettivamente compreso le caratteristiche essenziali dell’operazione, da intendersi come comprensione dei costi, dei rischi e soprattutto della sua adeguatezza rispetto all’esperienza o alla situazione economica» del medesimo”.

In sostanza, formule di stile per denunciare la carenza di informativa non sono utili per dimostrare alcunché, giacché “l’investitore che lamenti la violazione degli obblighi informativi posti a carico dell’intermediario ha l’onere di allegare specificamente l’inadempimento di tali obblighi, mediante la pur sintetica ma circostanziata individuazione delle informazioni che l’intermediario avrebbe omesso di somministrare (Cass., 24 aprile 2018, n. 10111)”.

Da eco a tale precedente vi è poi la successiva decisione (cfr Cass., Sez. I Civ, 22 maggio 2019, n. 13840) che rimarca i concetti sopra esposti sotto altro profilo, ovvero quelli della nullità della domanda proposta: “fra i requisiti essenziali della domanda giudiziale, la cui indeterminazione è sanzionata dall’art.164, comma 4, cod. proc .civ., figura non solo «la cosa oggetto della domanda» (ossia il petitum) ma anche la «l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda, con le relative conclusioni» (ossia la causa petendi); tale ultimo requisito non è certamente soddisfatto dalla mera indicazione delle norme di diritto invocate, ma richiede necessariamente e soprattutto l’indicazione dei fatti (la fattispecie concreta) in forza dei quali la domanda viene proposta (e cioè dei fatti che, opportunamente sussunti nella fattispecie astratta, giustificherebbero l’accoglimento della richiesta della parte)”.

Cass., Sez. I Civ., 22 maggio 2019, n. 13836

Cass., Sez. I Civ., 22 maggio 2019, n. 13840

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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