Responsabilità Civile

Alla rottura della promessa di matrimonio non si applicano i principi generali in tema di responsabilità civile

Cass., 2 gennaio 2012, Sez. VI, n. 9

Massima: "La rottura della promessa di matrimonio formale e solenne – cioè risultante da atto pubblico o scrittura privata, o dalla richiesta delle pubblicazioni matrimoniali (come nel caso di specie, ove il ricorrente ha esercitato il recesso solo due giorni prima della data fissata per la celebrazione delle nozze) – non può considerarsi comportamento lecito, come assume il ricorrente, allorchè avvenga senza giustificato motivo. Insomma, questo comportamento non genera l'obbligazione civile di contrarre il matrimonio, "ma il recesso senza giustificato motivo configura pure sempre il venir meno alla parola data ed all'affidamento creato nel promissario, quindi la violazione di regole di correttezza e di autoresponsabilità, che non si possono considerare lecite o giuridicamente irrilevanti". Ma manca una norma che giustifichi il ristoro al fidanzato sedotto e abbandonato. "poichè la legge vuoile salvaguardare fino all'ultimo la piena ed assoluta libertà di ognuno di contrarre o non contrarre le nozze, l'illecito consistente nel recesso senza giustificato motivo non è assoggettato ai principi generali in tema di responsabilità civile, contrattuale od extracontrattuale, né alla piena responsabilità risarcitoria che da tali principi consegue, poiché un tale regime potrebbe tradursi in una forma di indiretta pressione sul promittente nel senso dell'accettazione di un legame non voluto. Ma neppure si vuole che il danno subito dal promissorio incolpevole rimanga del tutto irrisarcito." In altri termini "il componimento fra le due opposte esigenze ha comportato la previsione a carico del recente ingiustificato non di una piena responsabilità per danni, ma di un'obbligazione ex lege a rimborsare alla controparte quanto meno l'importo delle spese affrontate e delle obbligazioni contratte in vista del matrimonio. Non sono risarcibili voci di danno patrimoniale diverse da queste e men che mai gli eventuali danni non patrimoniali." (leggi la sentenza per esteso)

Rompere una formale promessa di matrimonio è un comportamento illecito in quanto, venendo meno la parola data e l’affidamento creato nel promissario, si  violano regole di correttezza e di autoresponsabilità che non possono considerarsi giuridicamente irrilevanti.

Nonostante l’illiceità del comportamento, però, dal recesso ingiustificato dall’impegno assunto con la promessa non deriva un’obbligazione a contrarre il matrimonio, come sancisce esplicitamente l’art. 79 c.c., e non deriva neanche una piena responsabilità per danni del recedente.

La Cassazione, con la sentenza 9/2012, ha chiarito che la salvaguardia della piena ed assoluta libertà di ognuno di contrarre o non contrarre matrimonio è l’interesse primario che ha ispirato il legislatore in questa materia.

Il legislatore, infatti, affidando la disciplina della materia agli artt.79, 80 e 81 c.c., ha escluso che al recesso senza giustificato motivo possano applicarsi i principi generali in tema di responsabilità civile, contrattuale ed extracontrattuale.

L’interesse primario alla libertà del promittente di scegliere, anche all’ultimo momento, se sposarsi o meno si contrappone però a quello del promissario che ha subito dei danni dallo scioglimento della promessa.

Dal componimento dei due interessi deriva la previsione a carico del recedente  “non di  una piena responsabilità per danni, ma di un’obbligazione ex lege a rimborsare alla controparte quanto meno l’importo delle spese affrontate e delle obbligazioni contratte in vista del matrimonio”.

La Cassazione ha escluso che si possa andare oltre il rimborso delle spese previste dall’art. 81 c.c. ed in particolare ha ritenuto non risarcibili voci di danno patrimoniale diverse dal danno per le spese fatte e le obbligazioni assunte a causa della promessa e, soprattutto, eventuali danni non patrimoniali.

La circostanza che vi siano interessi non patrimoniali costituzionalmente protetti che risulterebbero lesi dalla rottura della promessa, per la Cassazione  “è irrilevante e non congruente con la disciplina giuridica della materia, poichè tralascia il presupposto ineliminabile per poter attribuire rilevanza ai suddetti diritti e interessi: cioè l’assoggettamento della promessa di matrimonio e del suo inadempimento ai principi generali in tema di responsabilità, contrattuale od extracontrattuale, anzichè ai soli effetti espressamente previsti dall’art. 81 cod. civ.”

In altre parole, la discussione sulla rilevanza costituzionale di diritti della persona lesi dalla rottura della promessa e, quindi, sulla risarcibilità di eventuali danni non patrimoniali è preclusa dalla disciplina specifica in materia che sottrae l’illecito recesso dalla promessa alla disciplina generale della responsabilità civile. Solo un intervento del legislatore potrebbe aprire la strada al risarcimento di danni non patrimoniali e patrimoniali diversi e ulteriori rispetto a quelli previsti dall’art. 81 c.c.

(Maria Valeria De Leo – v.deleo@lascalaw.com)

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