Procura generale, se rinunci non vale!

Alla ricerca del timbro di pubblicazione

Nell’ipotesi in cui la sentenza rechi due diverse date di deposito, è necessario indagare sulla effettiva data di pubblicazione per determinare la decorrenza del termine di impugnazione.

Il principio è stato espresso dalla Corte di Cassazione, con sentenza n. 23391 depositata in data 19 settembre, così consolidando l’orientamento giurisprudenziale in precedenza delineato con la pronuncia n. 18569 del 2016. La decisione in commento è stata resa a conclusione del contenzioso sorto sulla tempestività dell’impugnazione proposta avverso una sentenza recante due diversi timbri di deposito presso la cancelleria, tra i quali soltanto uno affiancato dalla dicitura “pubbl.”.

Ebbene, la Suprema Corte ha precisato che le sentenze vengono a giuridica esistenza soltanto nel momento in cui sono pubblicate e, quindi, nella data in cui vengono iscritte sul relativo Registro di cancelleria. Da ciò consegue che l’unica data rilevante ai fini del decorso del termine di impugnazione è quella di pubblicazione.

Pertanto, qualora vi sia un dubbio nella individuazione della data di pubblicazione – si legge nel provvedimento -, la Corte d’Appello è tenuta ad accertarla.

La Corte di Cassazione, inoltre, ha specificato i parametri sulla base dei quali il Giudice di secondo grado deve compiere l’accertamento. In primo luogo, la verifica della Corte d’Appello deve essere compiuta sulla scorta degli elementi in fatto dedotti dalle parti in giudizio, ovvero mediante un accertamento d’ufficio presso la competente cancelleria; in ultimo, il Giudice di secondo grado dovrà ricorrere al canone dell’onere della prova.

L’applicazione, al caso di specie, dei menzionati principi, ha condotto ad affermare che la data di riferimento per il decorso del termine di impugnazione fosse quella riportata nel timbro affiancato dall’annotazione “pubbl”: ed invero, la Corte di Cassazione ha ritenuto che proprio l’annotazione “pubbl.”, eseguita dal Funzionario di cancelleria nella sua veste di pubblico ufficiale, costituisse la dimostrazione che la pubblicazione non poteva essere avvenuta nella data antecedente riportata dal primo timbro di deposito.

Cass., Sez. II Civ., 19 settembre 2019, n. 23391

Cristina Pergolari – c.pergolari@lascalaw.com

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