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Alla Banca non contestare gli estratti conto che non sai confutare

La prima sezione della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 279 del 9 gennaio 2019, ha integralmente rigettato il ricorso proposto da una società, fideiussore di altra società ingiunta, già risultata soccombente nei precedenti due gradi di giudizio svoltisi nel Distretto della Corte d’Appello di Palermo, affermando che gli estratti conto, i saldaconto e la certificazione ex art. 50 TUB fanno piena prova, anche contro il fideiussore.

La società ricorrente aveva opposto il decreto ingiuntivo ottenuto da una Banca a suo carico, lamentando, in particolare, l’inidoneità della prova fornita dall’Istituto di credito a suffragio del proprio diritto nei confronti della garante (ovvero, certificazione ex art. 50 TUB ed estratti conto per l’intero periodo di sofferenza).

La contestazione, però, – ed è questo il primo errore rilevato dalla Suprema Corte adita – era stata sollevata solo in sede decisionale (per la prima volta con la comparsa conclusionale ex art. 190 c.p.c.), allorché la ricorrente aveva esplicitamente contestato la validità degli estratti conto (ossia la prova del credito fornita dall’istituto bancario), in ritardo, quindi, rispetto al termine ultimo consentito proceduralmente.

Precisa inoltre la Corte che la contestazione delle poste del conto corrente, ai sensi dell’art. 1832 c.c., affinché sia idonea ad elidere gli effetti della prova indiziaria del medesimo, deve essere specifica e deve indicare le singole voci del conto reputate inesatte, pur senza l’esigenza di formule sacramentali. Come questa Corte ha già precisato, nel rapporto di conto corrente gli estratti conto costituiscono piena prova del credito della banca anche nei confronti del fideiussore, ove questi non li assoggetti ad alcuna specifica contestazione (Cass. 25 settembre 2003, n. 14234; Cass. 2 maggio 2002, n. 6258)”.

Ma non solo. Anche se la Corte d’Appello non ha avuto necessità di tenerne conto ai fini decisionali, il ricorrente, contestandone l’attendibilità, ha portato i giudici di legittimità a precisare che anche i saldaconto possono assolvere l’onere della prova dell’ammontare del credito “tanto più in presenza di clausola, contenuta nel contratto di conto corrente, con la quale il cliente riconosca che i libri e le altre scritture contabili della banca facciano piena prova nei suoi confronti, trattandosi di clausola immune da nullità” (Cass. 2 dicembre 2011, n. 25857).

Ebbene, la Suprema Corte sottolinea chiaramente che in materia di contratto di conto corrente bancario – negozio nel quale la Banca è il mandatario con obbligo di rendiconto ex art. 1832 c.c. attuato attraverso l’invio periodico degli estratti conto – l’art. 50 del D.Lgs. 385/1993 permette agli istituti di credito di ottenere un decreto ingiuntivo in forza dell’estratto conto certificato conferme alle scritture contabili.

Di conseguenza, sviluppa il ragionamento la Corte, poiché l’estratto così certificato è considerato una scrittura contabile della Banca, si ricava – dalla clausola di cui al contratto di fideiussione per la quale le scritture contabili fanno piena prova – che anche gli estratti conto in forza dei quali la scrittura contabile è redatta sono equiparabili, per efficacia probatoria, alla stessa.

In conclusione, la doglianza di parte ricorrente – “tra le scritture contabili della banca, che il contratto dichiara efficaci anche verso il fideiussore, non rientrano gli estratti conto” – è recisamente smentita.

Cass., Sez. I Civ., 09 gennaio 2019, n. 279

Chiara Grespi – c.grespi@lascalaw.com

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