I confini normativi della mediazione obbligatoria, questioni di ermeneutica

Al primo incontro di mediazione devi già provare a conciliare

Il Tribunale di Firenze, con la sentenza n. 1401/2019, ha affermato che in tema di mediazione obbligatoria, ai fini dell’avveramento della condizione di procedibilità della domanda, è insufficiente la celebrazione di un mero incontro informativo delle parti, ma deve essere svolta una vera e propria attività di conciliazione effettiva.

Tale affermazione contrasta con quanto recentemente statuito dalla sentenza n. 8473 del 27 marzo scorso, con cui la Cassazione ha affermato che la condizione di procedibilità della mediazione “può ritenersi realizzata al termine del primo incontro davanti al mediatore, qualora una o entrambe le parti, dopo essere state adeguatamente informate sulla mediazione, comunichino la propria indisponibilità di procedere oltre”.

Il Tribunale di Firenze, in aperto dissenso rispetto a tale decisione e proseguendo nell’orientamento che l’ha sinora caratterizzato, ha, invece, ribadito l’indirizzo opposto secondo cui “la mediazione deve essere non solo informativa ma necessariamente effettiva ai fini della procedibilità della domanda”.

Nel caso in esame, veniva disposto su ordine del giudice tentativo di mediazione ai sensi dell’art. 5 co II D.Lgs n. 28/2010 e in sede di primo incontro, dopo che il mediatore aveva chiarito funzioni e modalità della mediazione, l’avvocato di parte attrice aveva dichiarato, vista la distanza delle posizioni, l’impossibilità di iniziare la mediazione, mentre i convenuti avevano rilasciato dichiarazione positiva. Ripreso il processo, veniva eccepita dai convenuti l’improcedibilità della domanda per mancato esperimento effettivo della mediazione per causa imputabile alla parte attrice.

Il giudice fiorentino, sulla scorta di alcuni precedenti di merito in questo senso, ha ritenuto improcedibile la domanda giudiziale, in quanto la parte onerata ex lege di introdurre e coltivare il procedimento di mediazione, cioè la parte attrice, pur avendo presentato rituale domanda, comparendo al primo incontro, non aveva dato corso all’effettiva mediazione, dichiarando la propria impossibilità di procedere in tale senso.

Per il giudice, infatti, il primo incontro di mediazione deve avere natura “bifasica”: la prima informativa, sulle modalità e funzioni della mediazione, e la seconda di mediazione effettiva con la disamina nel merito delle questioni controverse.

Infatti, “ridurre l’esperimento del procedimento di mediazione, ai fini della procedibilità, a una mera comparizione delle parti innanzi al mediatore (per di più con la possibilità di farsi rappresentare dai propri difensori muniti di procura speciale come precisato dalla S.C.), per ricevere un’informazione preliminare sulle finalità e le modalità di svolgimento della mediazione e per dichiarare che semplicemente non c’è volontà di mediare comporta, infatti, un elevato rischio che tutto il procedimento divenga un “vuoto rituale”. Il tutto con ricadute negative anche sulla tempestiva erogazione del servizio giustizia, che di fatto potrebbe essere ostacolato dagli stessi incombenti legati alla mediazione”.

Tribunale di Firenze, 8 maggio 2019, n. 1401

Marco Campoli – m.campoli@lascalaw.com

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