Non tutti i guadagni portano alla compensazione del danno

Al compratore l’onere di provare il vizio della cosa

Con la recentissima sentenza n. 11748/2019, depositata il 3 maggio, la Cassazione, a Sezioni Unite, torna sul tema dell’onere della prova nell’ambito delle azioni cosiddette “edilizie”, ponendo tale onere in capo al compratore.

Presupposto dell’iter logico argomentativo seguito dalle Sezioni Unite è la distinzione tra inadempimento di tipo contrattuale ed inadempimento derivante dall’obbligazione.

Secondo la Suprema Corte, l’obbligo di garanzia per i vizi della cosa di cui all’art. 1476 c.c., numero 3) pone il venditore in una situazione non tanto di obbligazione, quanto piuttosto di “soggezione”.

A ben vedere, infatti, la disciplina della compravendita non pone a carico del venditore alcun obbligo di prestazione relativo all’immunità della cosa da vizi, poiché l’obbligazione del venditore si risolve solamente nella consegna della cosa, nello stato in cui si trova, ancorché viziata.

Del resto, come evidenziato dalle Sezioni Unite e, prima ancora, dalla dottrina “l’immunità da vizi non può assurgere a contenuto del precetto negoziale poiché l’obbligazione può avere ad oggetto una prestazione futura ma non il modo di essere attuale della cosa dedotta in contratto”.

In tale prospettiva, l’“obbligazione” posta dall’art. 1476 c.c. numero 3), non risponde allo schema tipico delle obbligazioni perché all’obbligo di garantire il compratore dai vizi della cosa non corrisponde in realtà alcun dovere di comportamento del venditore in funzione del soddisfacimento dell’interesse del compratore.

L’obbligazione del venditore non si pone dunque rispetto ai modi di essere della cosa, bensì rispetto ai rimedi, esperibili dal compratore, mediante i quali quest’ultimo potrà addivenire alla modificazione del contratto di vendita o alla sua caducazione.

Se dunque la garanzia per i vizi pone il venditore in una condizione di soggezione (e non di obbligazione), lo schema concettuale a cui ricondurre l’ipotesi che la cosa venduta risulti viziata non può essere quello dell’inadempimento di un’obbligazione, bensì dell’inadempimento contrattuale.

Allo stesso modo, la responsabilità del venditore derivante dalla vendita di una cosa viziata andrà qualificata come responsabilità contrattuale speciale che prescinde da ogni giudizio di colpevolezza del venditore e che, in linea con il principio dell’onere della prova di cui all’art. 2967 c.c., si fonda sulla prova, fornita dal compratore che voglia far valere il suo diritto, dell’esistenza di eventuali vizi.

Sulla scorta di tale iter argomentativo, con la sentenza in commento, i giudici di legittimità hanno espresso il seguente principio: “in materia di garanzia per i vizi della cosa venduta di cui all’art. 1490 c.c., il compratore che esercita le azioni di risoluzione del contratto o di riduzione del prezzo di cui all’art. 1492 c.c. è gravato dell’onere di offrire la prova della esistenza dei vizi”.

Cass., Sez. Unite Civili, 3 maggio 2019, n. 11748

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

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