Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Ai fini della dichiarazione di fallimento sono rilevanti le cause dello stato di insolvenza?

Cassazione: si applica, senza eccezioni, il principio, costante e consolidato, dell’indifferenza causale dell’insolvenza concorsuale.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in commento, ha confermato la sentenza di fallimento di una società, ritenendo irrilevante il fatto che la sua insolvenza fosse stata determinata dall’inagibilità, imputabile a terzi, del capannone in cui sarebbe dovuta avvenire la produzione aziendale.

In particolare, la ricorrente fondava il proprio ricorso su due motivi. Con il primo motivo, contestando quando stabilito dalla Corte d’Appello, sosteneva che la società non poteva essere chiamata a rispondere di inadempimento, ai sensi dell’art. 1218 Cod. Civ. Ciò in quanto la sua condizione di crisi era determinata dall’inutilizzabilità del capannone, interessato da continue infiltrazioni d’acqua che, oltre a danneggiarne il contenuto, rendevano l’ambiente insalubre al punto da impedirvi qualsiasi attività lavorativa.

La Cassazione ha ritenuto tale motivo infondato ritenendo applicabile l’ormai consolidato principio secondo cui lo stato di insolvenza giustifica di per sé la dichiarazione di fallimento, anche se le cause che lo hanno determinato non sono imputabili all’imprenditore.

Con il secondo motivo, invece, la ricorrente deduceva che il superamento del limite contabile di cui all’art. 1 L.F. era essenzialmente dovuto all’attivo patrimoniale costituito per il 30% dai ratei del contratto di leasing, il quale era stato risolto con raccomandata del 10.12.2012 per inadempimento della concedente. A dire della ricorrente, pertanto, il valore del capannone non poteva essere ricompreso nell’attivo patrimoniale ai fini della verifica del requisito di fallibilità di cui alla lett. a) dell’art.1 L.F.

Anche tale motivo è stato ritenuto inammissibile, in quanto la ricorrente avrebbe dovuto, altresì, specificare che essa non aveva superato le soglie di fallibilità di cui alle lett. b) e c) dell’art. 1 L.F., atteso che non sono assoggettabili a fallimento i soli imprenditori che dimostrino il possesso congiunto (e non alternativo) dei requisiti dimensionali previsti dalla norma.

La Corte, dunque, ha respinto il ricorso sostenendo che quant’anche potesse ritenersi dimostrata l’imputabilità del dissesto all’inadempimento del terzo concedente, troverebbe ugualmente applicazione il principio, costante e consolidato, dell’indifferenza causale dell’insolvenza concorsuale, il quale non conosce eccezioni.

Cass., Sez. VI Civile, 14 Gennaio 2016, n. 441

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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