Rischioso l’investimento? Dimostramelo

Ai confini della prova dell’illecito

Ancora una volta la Giurisprudenza di legittimità è chiamata a chiarire i confini della prova incombente sull’investitore che lamenti l’illecito del promotore finanziario e la responsabilità dell’intermediario ai sensi dell’art. 31 TUF.

La pronuncia, quasi didascalicamente, ripercorre i tralatizi principi espressi in materia dal Supremo Collegio, spiegando i confini delle prove che le parti devono offrire nel corso del giudizio.

Lato investitore che agisce “nei confronti dell’intermediario per il risarcimento del danno procurato dalla condotta illecita del promotore consiste nel dimostrare di aver affidato il proprio denaro, oggetto dell’illecita appropriazione da parte del promotore, per l’effettuazione di operazioni finanziarie che apparentemente rientrano nel campo della attività affidargli dall’intermediario secondo un criterio di normale affidamento in buona fede (Cass. civ., sez. I,  n. 6829 del 24 marzo 2011)”.

Secondo la Corte, poi, “Parallelamente l’intermediario, ai fini dell’esclusione di tale responsabilità oggettiva e solidale nei confronti del cliente, ha l’onere di provare che a quest’ultimo fosse chiaramente percepibile che la condotta del promotore si poneva al di fuori del rapporto con l’intermediario ovvero che il cliente fosse consapevolmente coinvolto nell’elusione della disciplina legale posta in essere dal promotore finanziario (Cass. civ., sez. I, n. 22956 del 10 novembre 2015 e Cass. civ., sez. n. 18928/2017). In altri termini l’intermediario deve provare la chiara estraneità della condotta del promotore ai comiti affidatigli ovvero la evidente anomalia della condotta, se pure rientrante nel campo di operatività propria del rapporto fra intermediario e promotore (Cass. civ., sez. I, n. 9892 del 13 maggio 2016 e n. 27925 del 13 febbraio 2013)”.

Viene chiarito poi quale sia il diverso onere della prova del cliente, qualora ad essere contestata sia la responsabilità del promotore o dell’intermediario: “Nei confronti di quest’ultimo non può infatti ritenersi rilevante né una condotta processuale esplicitamente ammissiva da parte del promotore finanziario né un comportamento qualificabile come ficta confessio (cfr. Cass. civ., sez. I, n. 21737 del 27 ottobre 2016 e Cass. civ., sez. III, n. 13212 del 27 giugno 2016). E’ necessario pertanto che il soggetto che agisce nei confronti dell’intermediario provi la effettiva consegna del denaro ai promotore finanziario per l’effettuazione di operazioni finanziarie rientranti nel campo di operatività del rapporto fra il promotore e l’intermediario (Cass. civ., sez. III, n. 1741 del 25 gennaio 2011)”.

Con riferimento a tale ultimo aspetto viene ricordato che la posizione che l’intermediario assume è quella di “terzo rispetto al promotore autore dell’illecito”, con la conseguenza che “dichiarazione del promotore sulla ricezione del denaro da parte dell’investitore ha una valenza meramente indiziaria e può essere liberamente contestata dall’intermediario”.

Cass., Sez. I Civ., 14 dicembre 2018, n. 32514

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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