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Adozione del minore: legittima in caso di immaturità della madre

E’ legittima la dichiarazione di adottabilità del minore figlio di genitori immaturi e sprovvisti di un autonomo progetto di vita: lo conferma la Cassazione con l’ordinanza n. 27206/2019.

Nel 2017, una giovane madre riusciva ad ottenere la cassazione della sentenza con cui si dichiarava lo stato di adottabilità della figlia di soli tre anni. Infatti, la Suprema Corte riteneva che la sentenza d’appello impugnata avesse argomentato solo genericamente in ordine all’inadeguatezza genitoriale della madre e agli interventi di sostegno realizzati per rimuovere le situazioni di difficoltà e disagio in cui essa versava, ingiustificatamente sottovalutando o sopravvalutando talune circostanze indicative, in un senso o nell’altro, delle potenzialità di recupero delle capacità genitoriali. Tornata al vaglio della Corte d’appello territorialmente competente, la questione veniva nuovamente risolta con una pronuncia di conferma del giudizio di incapacità genitoriale sia della madre che del padre, con conseguente dichiarazione di adottabilità della minore. La madre impugnava nuovamente la sentenza avanti alla Corte di Cassazione, lamentando l’errata valutazione delle proprie condizioni soggettive e oggettive e della positiva evoluzione del percorso personale intrapreso, ai fini del recupero della capacità genitoriale, quale madre di altri due figli.

La Suprema Corte, in occasione di tale secondo giudizio, riconosceva la bontà della decisione del giudice di gravame, il quale aveva ripercorso analiticamente e criticamente l’intera storia del gruppo familiare, prestando attenzione ai numerosi interventi di sostegno offerti alla madre. In particolare, la Corte d’appello aveva rilevato come la madre avesse abbandonato senza giustificazioni ben due comunità ospitanti, trascinando nell’incertezza anche la bimba. Inoltre, dalla relazione con ignoto la ricorrente dava alla luce una seconda figlia, con la quale inizialmente aveva intrattenuto un rapporto positivo in una comunità di accoglienza per giovani madri. Tuttavia, la ricorrente si allontanava definitivamente anche da tale struttura, abbandonando il progetto comunitario appena iniziato e inducendo il Tribunale a collocare anche la secondogenita in una famiglia affidataria. Infine, risultava evidente il comportamento abbandonico della madre, dimostrato dal totale disinteresse nei confronti dei figli e dal fatto di anteporre le proprie esigenze personali e i propri progetti di convivenza con uomini diversi, l’ultimo dei quali peraltro con precedenti penali, dalla cui relazione era nato un terzogenito nel novembre 2017, dopo una ulteriore gravidanza non giunta a termine a seguito di una relazione con un altro uomo. Da ultimo, la Corte rilevava l’esistenza di un disturbo borderline della personalità in capo alla madre insorto o aggravatosi a causa della grave conflittualità in famiglia nella prima infanzia, che la portava a ripetere gli stessi comportamenti con i figli.

Pertanto, posto che entrambi i genitori non erano in grado di assicurare alla figlia un percorso di vita stabile e favorevole, in considerazione della loro “immaturità globale”, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 27206/2019, ha ritenuto rispettato il presupposto della dichiarazione di adottabilità come extrema ratio cui ricorrere quando non sia fattibile, come nella specie, altra soluzione idonea ad assicurare il benessere e una prospettiva di positivo sviluppo psicofisico del minore.

Addirittura, nella citata sentenza, la Corte ha escluso la possibilità di ricorrere alla figura giurisprudenziale dell’adozione mite, la quale lascia aperta la possibilità di una prosecuzione dei rapporti tra il minore e la famiglia di origine nei casi in cui l’interruzione totale di detti rapporti avrebbe ripercussioni negative sullo sviluppo del figlio. Infatti, nel caso di specie, l’interesse della bimba al raggiungimento di una stabilità affettiva può essere tutelato solo attraverso tale interruzione, consentendo alla minore di ricercare la propria serenità altrove.

Cass., Sez. I Civ., 23 ottobre 2019, ordinanza n. 27206

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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