Marchi e brevetti

Adidas e marchio di posizione: una vittoria all’ultimo round

CGUE, T-145/14 (leggi la decisione)

Con decisione n. T-145/14 dello scorso 21 maggio, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha riconosciuto l’esistenza di un rischio di confusione tra le famose ‘tre strisce’ poste sulla maggior parte della produzione di Adidas AG, nota società attiva nel settore dell’abbigliamento sportivo, protette da diverse registrazioni precedenti, e il marchio di posizione (intendendosi per tali tutti quei segni costituiti da una parola, un motivo grafico o una figura tridimensionale per i quali viene richiesta la registrazione in una posizione specifica del prodotto) a due strisce richiesto da Shoe Branding Europe BVBA per contraddistinguere le calzature in classe 25 (articoli di abbigliamento, scarpe, cappelleria). In sostanza, nei marchi di posizione ciò che si tutela non è la singola parola o la forma del prodotto, bensì la posizione del segno su un punto specifico di un determinato supporto.

Il marchio di posizione richiesto dalla Shoe Branding consisteva in due linee parallele posizionate sul lato esterno della parte superiore della scarpa. Nel mese di settembre del 2010, Adidas si opponeva alla registrazione di tale segno in quanto ritenuto altamente confondibile con i propri marchi anteriori raffiguranti le tre strisce e oramai divenuti segni distintivi dell’intera società e di tutta un’intera gamma di beni e prodotti. Tuttavia, la Divisione di Opposizione prima e la Commissione dei Ricorsi dopo (decisioni del 22.05.2012 e del 28.11.2013) hanno rigettato le richieste avanzate da Adidas, ritenendo che tanto il disuguale numero delle strisce quanto la reputazione dei marchi Adidas potevano considerarsi elementi idonei ad escludere qualsiasi rischio di confusione tra i segni. Tali conclusioni non sono state condivise dalla CGUE.

Come accennato, a parere della Commissione tanto la diversa posizione quanto il differente numero delle strisce potevano ritenersi elementi sufficienti ad evitare qualsiasi rischio di confusione tra i segni. Ciò in quanto le strisce rappresentano espedienti figurativi abbastanza comuni nel settore dell’abbigliamento e delle calzature sportive. Di tutt’altra opinione è invece la CGUE, la quale ritiene che nell’acquisto di prodotti di uso comune (come le scarpe da ginnastica) il livello di attenzione del consumatore è normale ed elementi come l’inclinazione o il numero delle strisce emergono solo dopo un accurato esame della scarpa.

Con questa sentenza, la CGUE ribadisce quanto già espresso nella propria decisione C-102/07 a seguito di domanda pregiudiziale avente ad oggetto l’estensione della protezione dei marchi figurativi a tre bande di cui Adidas è titolare, presentata nell’ambito di una controversia che opponeva Adidas a varie società operanti nel settore moda (CGUE, Adidas Ag. vs. Marca Mode CV et al., procedimento C‑102/07, par. 31 e ss.). In quell’occasione, la CGUE aveva riconosciuto che: ‘nonostante i motivi a bande in quanto tali sono disponibili e utilizzabili in molti modi su capi di abbigliamento sportivi e casual, i concorrenti di Adidas non possono apporre sui propri prodotti motivi talmente simili a quello Adidas al punto da creare un rischio di confusione per il pubblico di riferimento’.

26 giugno 2015

Franco Pizzabiocca – f.pizzabiocca@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Mario Valentino vs. Valentino

Torniamo ad occuparci della vertenza Riva, ovvero la questione sorta in ordine al diritto d’uso de...

Marchi e brevetti

Il fornitore non è sempre responsabile del trattamento

È stato pubblicato il 7 aprile 2020 sulla Gazzetta Ufficiale il decreto direttoriale che stabilis...

Coronavirus

Il fornitore non è sempre responsabile del trattamento

Da tempo assistiamo al conflitto tra la celebre piattaforma di e-commerce Amazon e le grandi firme, ...

Marchi e brevetti

X