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Accordi parasociali atipici di durata determinata: è consentito il recesso ad nutum

Nell’ambito di accordi atipici di durata determinata contraddistinti dalla compresenza di contenuti di natura parasociale e di natura professionale, è consentita la facoltà di recesso ad nutum in presenza di giusta causa, dovendosi applicare per analogia a tali fattispecie le norme previste per la cessazione di rapporti fondati sull’intuitus personae.   

Nel caso di specie, due società concludevano un accordo mediante il quale prevedevano la costituzione di una newco che sarebbe stata destinata ad operare nel settore dei sistemi di gestione di biglietteria online attraverso l’acquisto di un ramo d’azienda – già esistente e relativo a tale settore – di uno dei contraenti mediante l’utilizzo di capitali dell’altro contraente. La newco era partecipata per una quota di maggioranza dalla società che aveva messo a disposizione i capitali per acquistare il ramo d’azienda (la convenuta) mentre la società cedente deteneva una quota minoritaria (l’attrice). Tramite il medesimo accordo, le parti regolavano in via parasociale i loro rispettivi ulteriori obblighi, prevendo altresì che, per mezzo di due soci della società che aveva ceduto il ramo d’azienda, questa prestasse un’attività di tipo tecnico e commerciale in favore di newco. Alla scadenza dell’accordo originario, le parti concludevano un accordo modificativo con il quale pervenivano alla proroga della durata degli impegni relativi alla prestazione delle attività tecnico-commerciali. Tuttavia, dopo pochi giorni dalla conclusione dell’accordo modificativo, l’assemblea di newco approvava la cessione del ramo d’azienda precedentemente acquisito e, per effetto della cessazione dell’attività operativa legata a tale ramo d’azienda che nel frattempo veniva effettivamente ceduto, comunicava al socio di minoranza il recesso dall’accordo di collaborazione relativo alla fornitura dei servizi tecnico commerciali. A seguito del recesso, l’attrice citava in giudizio la convenuta domandando che venisse dichiarata l’illegittimità del recesso in ragione del fatto che, da una parte, non era prevista la facoltà di recedere anticipatamente dal rapporto di collaborazione e, dall’altra, che fosse abusivo in violazione del canone di buona fede.

Con riferimento alla prima contestazione, il Tribunale meneghino ha osservato che “anche ove si volesse pervenire a diversa conclusione ritenendo il rapporto regolato dai negozi in esame complessivamente caratterizzato da durata determinata, la facoltà di recesso di ZUCCHETTI REGULUS SRL [ndr. la newco] dalla collaborazione in discussione – pur in assenza di espressa previsione negoziale – dovrebbe essere ritenuta comunque consentita in presenza di giusta causa, applicando a tale rapporto atipico, in via di analogia, le regole previste per la cessazione di ipotesi di collaborazione similmente fondate sull’intuitus personae”. Il Tribunale fa dunque riferimento all’art. 2383, 3° comma, c.c., dettato in tema di revoca degli amministratori di s.p.a. nominati a tempo determinato e revocabili ad nutum; all’art. 1725 c.c. che disciplina la revoca del mandato oneroso; all’art. 2237 c.c., per il recesso dal contratto di prestazione d’opera professionale che è esercitabile ad nutum dal cliente, salvo il rimborso al prestatore d’opera delle spese sostenute e il pagamento del compenso medio tempore maturato.

D’altra parte, con riferimento alla seconda contestazione, il Tribunale non ha rilevato il carattere abusivo del recesso operato dal socio di maggioranza in conseguenza della cessione asseritamente pretestuosa del ramo d’azienda dato che la newco registrava perdite pluriennali e, comunque, il prezzo offerto per il ramo d’azienda era congruo.

Trib. Milano, sez. Impresa, 4 gennaio 2022, n. 19

Riccardo Siligardi – r.siligardi@lascalaw.com

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