Anticipazioni bancarie e concordato in bianco: sì alla sospensione se non è provata la cessione

Accordi di ristrutturazione: revocatoria ordinaria si o no?

Il divieto di revoca degli atti disposti nell’ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182- bis L.F. attiene, esclusivamente, alla revocatoria fallimentare, di cui all’art. 67 L.F., e non anche all’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c..

È quanto stabilito dalla Suprema Corte che, con sentenza pubblicata in data 8 febbraio, si è posta in continuità con un orientamento già condiviso dai giudici di legittimità.

Le ragioni che hanno indotto la Corte ad addivenire a tale conclusione si rinvengono, da un lato, nell’interpretazione letterale e sistematica delle norme contenute nella Legge Fallimentare e, dall’altro, nella nota diversità dei due tipi di azione revocatoria (ordinaria e fallimentare).

Sotto il primo profilo, il legislatore, nel disciplinare l’accordo di ristrutturazione dei debiti contemplato nelle procedure di sovraindebitamento di cui alla legge 27/01/2012, n. 3, ha infatti chiaramente previsto che gli atti, i pagamenti e le garanzie poste in essere in esecuzione dell’accordo omologato non siano soggetti all’azione revocatoria di cui all’art. 67 R.D. 16.03.1942, n. 267, bensì a quella ordinaria di cui all’art. 2901 c.c., richiamata dall’art. 66 L.F..

Nondimeno, significativa è stata, altresì, l’estensione dell’esenzione di cui sopra anche ai reati di bancarotta previsti dall’art. 217-bis L.F., rinforzando di fatto la piena autonomia dei due ambiti di tutela, civilistico e penalistico, afferenti ai pagamenti effettuati in violazione della par condicio creditorum.

Con riguardo, invece, al secondo aspetto, i Giudici hanno sottolineato la differente natura dei due tipi di azione revocatoria; quella ordinaria, volta alla tutela della garanzia patrimoniale generica del debitore ex art. 2740 c.c., ed avente quale presupposto soggettivo il cd. scientia damni, da quella fallimentare, più specificatamente volta a salvaguardare il rispetto del principio della par condicio creditorum e dunque basata sulla conoscenza da parte del terzo dello stato di insolvenza del debitore, a prescindere dalla consapevolezza del concreto pregiudizio cagionato dall’atto, invece necessario in quella ordinaria.

In virtù dei suesposti rilievi, la Corte ha dunque ribadito che, l’esclusione dall’assoggettamento all’azione revocatoria degli atti, dei pagamenti e delle garanzie posti in essere in esecuzione dell’accordo omologato ai sensi dell’art. 182-bis L.F., riguardi la sola azione revocatoria fallimentare e non anche quella ordinaria che, in base a quanto stabilito dall’art. 66 della stessa legge, è disciplinata integralmente secondo le norme del Codice Civile.

Cass., Sez. I Civ., 8 febbraio 2019, ordinanza n. 3778

Luigia Cassotta – l.cassotta@lascalaw.com

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