Crisi e procedure concorsuali

Accordi di ristrutturazione ed esenzione dalla revocatoria: l’orientamento del Tribunale di Milano

Tribunale di Milano, 21 febbraio 2013 (leggi la sentenza)

Segnaliamo ai Lettori di Iusletter un importante provvedimento depositato dal Tribunale di Milano, lo scorso 2 marzo.

Si tratta di un decreto emesso dal Collegio della Sezione Fallimentare, in persona del dott. Vitiello, del dott. Fontana e del dott. D’Aquino nell’ambito di un giudizio di opposizione allo stato passivo promosso da una primaria banca nei confronti di una società in amministrazione straordinaria.

In sintesi il fatto:

la banca X promuove ricorso in opposizione allo stato passivo avverso il provvedimento con il quale il Giudice Delegato della procedura di amministrazione straordinaria ammette al passivo il credito della banca in via chirografaria anziché privilegiata, essendo stati revocati in via breve sia il pegno che l’ipoteca concessi alla banca nell’ambito di un accordo di ristrutturazione, pur in assenza di eccezioni da parte del Commissario Straordinario.

I motivi su cui veniva fondato il provvedimento di revoca dovevano essere ricercati:

–          nella presunta nullità delle garanzie per indeterminatezza del credito garantito;

–          nella ritenuta revocabilità dei privilegi ai sensi dell’art. 67, comma 1, n. 3, l.f. pur trattandosi di privilegi concessi nell’ambito di un accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis l.f..

Con il provvedimento che si segnala il Tribunale ha accolto l’opposizione ritenendo, in primis, infondata l’eccezione di nullità che non troverebbe riscontro nell’esame documentale atteso che i crediti garantiti risultavano essere correttamente quantificati con l’indicazione dell’importo capitale e degli accessori.

Con riguardo al secondo profilo, il collegio affronta esaustivamente la questione relativa alle sorti che devono avere i negozi costitutivi di garanzia allorchè questi siano stati conclusi in esecuzione di un accordo di ristrutturazione omologato.

In particolare il Collegio ricorda che tale istituto “rappresenta, nelle intenzioni del legislatore, un incoraggiamento delle forme concordate di gestione della crisi o dell’insolvenza, in un’ottica di superamento delle soluzioni stragiudiziali, che comportavano i rischi connessi al fallimento di tali soluzioni, cioè la revocabilità degli atti posti in essere in adempimento degli accordi e la possibile attribuzione al solvens (e, a volte, anche dell’accipiens) della condotta tipica dell’ipotesi di reato della bancarotta preferenziale” .

Si tratta di un procedimento che non può essere ricondotto alle procedure concorsuali in senso stretto atteso che, da una parte, non genera alcuna forma di concorso tra i creditori e, quindi di par condicio creditorum e, dall’altra, non prevede la creazione di organi della procedura che siano rappresentativi dell’interesse della massa dei creditori.

Poiché gli accordi integrano un momento negoziale, qualificato da un procedimento inteso a garantire all’autonomia contrattuale di debitore e creditori aderenti  determinanti effetti, ne consegue la completa inefficacia degli stessi rispetto a tutti i soggetti estranei.

Ebbene, il fatto che la banca X risultasse pacificamente tra i soggetti firmatari dell’accordo fa sì che questa non possa non beneficiare dell’effetto ultimo dell’omologazione, vale a dire il consolidamento dei pagamenti, delle garanzie e degli atti posti in essere in adempimento degli accordi.

Tale effetto, esclude la revocabilità degli atti costitutivi delle garanzie che si presentano quali atti esecutivi degli accordi, che negli accordi sono espressamente richiamati e che trovano giustificazione  nel riconoscimento di una moratoria per il pagamento da parte della società poi dichiarata insolvente, del credito pregresso della banca opponente.

L’esclusione dalla revocabilità comprende anche la revocatoria ordinaria, per ragioni di corretta interpretazione (sistematica) della norma esonerativa e per la considerazione che, in ogni caso, della fattispecie di cui all’art. 2901 c.c. non sarebbe configurabile il consilium fraudis, essendo gli accordi funzionali alla liberazione di risorse necessarie per il pagamento integrale dei creditori estranei”.

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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