L’inerzia dell’aggiudicatario paga!

Accettazione tacita dell’eredità: quali sono i presupposti?

Con l’ordinanza in commento, la Corte di Cassazione si è nuovamente soffermata sugli elementi probatori idonei a dimostrare l’intervenuta accettazione tacita dell’eredità da parte del chiamato.

Nel caso in esame, la Corte di Appello di Torino, condividendo la valutazione del giudice di primo grado, ha ritenuto accertata l’accettazione tacita dell’eredità in quanto il chiamato aveva, da un lato, richiesto la voltura catastale e, dall’altro, a far data dall’apertura della successione, si trovava nel possesso dell’immobile caduto in successione, avendovi trasferito in questo la propria dimora abituale e sostenuto gli oneri condominiali.

Avverso la predetta sentenza, il chiamato all’eredità ha proposto ricorso in Cassazione, con il quale ha censurato sia l’assunto secondo cui la voltura catastale di un immobile ereditario costituisce atto di accettazione tacita dell’eredità sia la ricostruzione dei fatti in ordine all’immissione in possesso, al pagamento degli oneri condominiali e al trasferimento della residenza anagrafica.

La Corte, rigettando il ricorso, sul solco dell’ormai consolidata giurisprudenza formatasi in argomento, ha in primo luogo ribadito la massima secondo la quale l’accettazione tacita di eredità può essere desunta dal compimento di atti che siano al contempo fiscali e civili, come la voltura catastale, che rileva non solo dal punto di vista tributario, ma anche da quello civile.

Al fine di ribadire l’infondatezza del ricorso, inoltre, viene rilevato che nel caso di specie l’esistenza della tacita accettazione di eredità è stata fatta discendere non solo dalla voltura catastale ma anche dal possesso dell’immobile ereditario e dal pagamento dei relativi oneri condominiali.

Sotto tale ultimo profilo, la Corte sostiene peraltro che non assuma alcun rilievo la circostanza per cui il chiamato avesse la residenza nell’immobile ereditario prima del decesso del de cuius.

Ad un attento esame della pronuncia impugnata, infatti, i rilievi della Corte d’Appello in ordine al possesso introducono una circostanza idonea a configurare l’acquisto dell’eredità non in dipendenza di una tacita accettazione ma ai sensi dell’art. 485 c.c., essendo incontroverso che il possesso si è protratto per oltre tre mesi dalla morte senza che il chiamato abbia fatto l’inventario ed essendo altresì incontroverso che egli avesse consapevolezza sia della devoluzione dell’eredità, sia che il bene posseduto apparteneva all’eredità medesima.

A parere della Corte di Cassazione, quindi, i giudici di merito, nel valutare l’accertamento dell’accettazione tacita dell’eredità, devono tenere in debita considerazione ciascuno degli elementi posti alla base della domanda di accertamento.

Cass., Sez. VI, 22.01.2020, n. 1438

Mirko La Cara – m.lacara@lascalaw.com

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