I rischi che corre l’erede, se rimane contumace

Accettazione beneficiata e mancato inventario: il minore è subito erede

Nel caso in cui il genitore esercente la responsabilità sul figlio minore, chiamato all’eredità, abbia effettuato l’accettazione beneficiata, ne deriva l’acquisto da parte del minore della qualità di erede, anche in difetto di redazione dell’inventario.

Conseguentemente, in caso di mancato inventario, questo potrà essere redatto dal minore entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, con conseguente limitazione della responsabilità dell’erede nei limiti del valore dell’attivo ereditario, ferma restando tuttavia la sua qualità di erede.

Nel caso di specie, una madre aveva accettato l’eredità con beneficio di inventario, per conto della figlia, a seguito della morte del padre. Durante la decorrenza del termine per la redazione dell’inventario il Tribunale di primo grado condannava la minore al rilascio di un immobile a suo tempo condotto in locazione dal padre, deceduto senza che si verificasse la successione nel contratto.

La madre e la stessa figlia, nel frattempo divenuta maggiorenne, impugnavano la sentenza rilevando che non fosse possibile, mentre era ancora pendente il termine per la redazione dell’inventario, alcuna condanna dell’accettante beneficente.

La Corte d’appello rigettava tuttavia l’impugnazione, ribadendo che la sentenza emessa dal Tribunale fosse pienamente legittima, dovendo la minore, in conseguenza dall’accettazione beneficiata, rispondere intra vires o ultra vires, a seconda dell’avere o non avere adempiuto all’onere di compiere l’inventario nel termine.

La figlia proponeva quindi ricorso per cassazione, contestando che all’accettazione beneficiata, pendente il termine per redigere l’inventario, conseguisse l’automatico acquisto della qualifica di erede. Secondo la ricorrente l’accentante con beneficio dovrebbe essere considerato come un mero chiamato all’eredità, il quale acquisterà la qualità di erede attraverso una fattispecie a formazione progressiva costituita dall’accettazione beneficiata seguita dall’inventario. Osservava ancora la ricorrente che, in assenza della redazione dell’inventario, l’accettazione non si sarebbe compiuta essendo una fattispecie a formazione progressiva, e dunque la medesima restava una semplice chiamata con conseguente possibilità di rinunciare all’eredità.

La Suprema Corte in merito alla questione affermava che nel nostro ordinamento, nel caso di eredità cui sia chiamato un minore, il legale rappresentante può accettarla o rinunciarvi.

Quindi la sola forma di accettazione valida in caso di eredità devoluta ai minori è quella beneficiata, mentre ogni altra forma di accettazione, tacita o espressa, è nulla ed improduttiva di effetti, dunque inidonea a conferire al minore la qualità di erede. Mancando tale forma di accettazione il minore rimane nella posizione di chiamato all’eredità,

Ed ancora, secondo la Suprema Corte le tesi sostenute dalla ricorrente sono viziate in merito alla nozione di fattispecie a formazione progressiva, ritenuta erroneamente relativa all’acquisto della qualità di erede, fattispecie che si compie uno actu con la dichiarazione di accettazione con beneficio, e non, come correttamente operato da dottrina e giurisprudenza, all’accettazione beneficiata, composta invece dalla dichiarazione e dal successivo inventario.

La Corte ha pertanto rigettato il ricorso, condannando la ricorrente alle spese.

Per un ulteriore approfondimento, il tema è stato trattato anche nell’articolo “Una volta erede, erede per sempre

Cass., Sez. II, 5 giugno 2019, n. 15267

Laura Vivian – l.vivian@lascalaw.com

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