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Accertamento tecnico preventivo: quando non richiederlo

Il Tribunale di Avezzano, in un caso che ha visto vittorioso il nostro studio, ha definitivamente chiarito il perimetro entro il quale può essere invocata la tutela di cui agli art. 696 e 696 bis cp.c., evidenziando come sia l’accertamento tecnico preventivo sia la consulenza tecnica preventiva a fini conciliativi richiedano determinati requisiti, in assenza dei quali non è possibile fare appello ai rimedi anzidetti.  

Nel caso di specie, le proprietarie di un immobile posto nel Comune di Marsicana e confinante con il fabbricato di proprietà delle resistenti, tra cui la nostra assistita, avevano richiesto al Giudice di nominare un consulente tecnico cui affidare l’incarico di verificare ed accertare le condizioni in cui versavano le due proprietà nonché, preliminarmente, di tentare la conciliazione delle parti.

In particolare, le ricorrenti avevano dedotto la sussistenza di una situazione di pericolo derivante dal degrado del muro posto al confine delle due proprietà. A sostegno delle loro domande avevano, tuttavia, posto una perizia redatta nel 2018, nella quale la situazione di pericolo veniva ravvisata non nel muro di confine bensì nella presenza di macchinari di condizionamento, sporgenti sul fabbricato di proprietà delle ricorrenti, il cui posizionamento non era dato comprendere a chi fosse imputabile.

Ebbene, proprio l’assenza dei requisiti richiesti dai richiamati articoli, hanno spinto il Tribunale di Avezzano a dichiarare l’inammissibilità del ricorso.

Nello specifico, secondo il succitato Tribunale, il procedimento di cui all’art. 696 c.p.c. richiede, da un lato, che venga ben individuata la fonte di pericolo o quantomeno il perimetro entro il  quale circoscrivere l’accertamento richiesto, dall’altro che la situazione di pericolo sia concreta e attuale.

Nel caso in esame, ad avviso del Tribunale competente, nessuno dei requisiti era stato soddisfatto posto che la perizia e il ricorso individuavano la causa del pericolo in due fonti diverse e posto che la perizia risaliva al 2018.

Inoltre, secondo il Tribunale, pur volendo ricondurre la domanda delle ricorrenti nell’alveo del paradigma di cui all’art. 696 bis c.p.c., il rimedio si palesava comunque inammissibile dal momento che molteplici erano i profili di disaccordo tra le parti coinvolte.

Invero, secondo l’adito Tribunale “lo strumento processuale della consulenza tecnica preventiva postula che tra le parti vi sia controversia solo su alcune questioni prettamente tecniche, per essere gli altri elementi costitutivi della posizione di diritto soggettivo vantata da una parte nei confronti dell’altra pacifici, con la conseguenza che la consulenza non può essere ammessa quando il giudice, al fine di disporre il chiesto accertamento, debba dirimere contrasti fra le parti che a fronte delle posizioni dalle stesse assunte richiedono l’espletamento di un’istruttoria da svolgersi nelle forme e con le garanzie di un ordinario giudizio di cognizione”.

Alla stregua delle considerazioni che precedono il Giudice ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso proposto e, definitivamente pronunciandosi anche sulle spese, ha condannato le parti ricorrenti alla refusione delle spese legali anticipate dalle resistenti.

Trib. Avezzano, 19 luglio 2021

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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