Crisi e procedure concorsuali

Abuso del concordato in bianco: la necessità di produrre i bilanci depositati al Registro delle imprese

Trib. Nocera Inferiore, 21 novembre 2013 (leggi la sentenza per esteso)

Con l’adeguazione agli standard internazionali della legge italiana in materia fallimentare, avvenuta nel settembre 2012, la casistica ha immediatamente registrato un ingente aumento del numero di procedure aperte per la richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo.

Altrettanto celermente però Abi, Confindustria e parte della giurisprudenza hanno denunciato un abuso della pratica del nuovo concordato in bianco, sfruttato dai debitori fallendi per sfuggire alle conseguenze (tanto civili quanto penali) di una sentenza dichiarativa del fallimento.

Infatti, in ragione del solo deposito del ricorso c.d. in bianco, e della sua contestuale pubblicazione presso il registro delle imprese, il debitore consegue, immediatamente e senza il vaglio del tribunale, l’anticipazione degli effetti di sospensione di tutti i pagamenti e di tutte le misure cautelari ed espropriative verso il ceto creditorio.

Il c.d. status di automatic stay ha termine solamente al momento del deposito dell’integrazione del ricorso, cioè quando il debitore rivela il piano di ristrutturazione, rimasto fino a quel momento a tutti ignoto.

Questo evidente vantaggio per il debitore concordatario è però sottoposto ad una serie di condizioni, poste dal legislatore a tutela del ceto creditorio (rimasto, fino ad a questo momento, in fervente attesa di conoscere il destino dei propri crediti nei confronti del ricorrente ex art. 161 l.f.), prima tra tutte il deposito, a pena di inammissibilità, dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi.

Tali scritture contabili devono necessariamente essere conformi alle disposizioni ex art. 2214 cod. civ. e depositati presso il Registro delle Imprese, in quanto i bilanci depositati sono gli unici utili alla ricostruzione dello stato patrimoniale economico e finanziario dell’azienda, tali da poter essere considerati metro per la valutazione dello status dell’ente (Trib. Pisa, 21 febbraio 2013).

In questo senso si è recentemente (21.11.2013) pronunciato il Tribunale di Nocera Inferiore, I Sezione civile.

Il caso in questione vedeva una società a responsabilità limitata la quale, il medesimo giorno dell’udienza prefallimentare, depositava domanda di ammissione alla procedura di concordato, unicamente accompagnata da copie “semplici” degli ultimi tre bilanci (e non gli estratti autentici del Registro delle Imprese), e richiedendo semplicemente la sospensione processuale delle misure cautelari, espropriative e del procedimento prefallimentare.

Il Tribunale di Nocera Inferiore, in camera di consiglio, delibando sull’abuso dello strumento del concordato preventivo da parte della società debitrice, la quale, viene sostenuto in sentenza, proponeva ricorso per l’ammissione con il solo fine di avvalersi della sospensione delle azioni dei creditori, ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo in bianco.

Con tale sentenza il Tribunale ha sancito la necessità, in sede di procedimento per l’ammissione al concordato preventivo, per l’imprenditore di allegare al ricorso i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, producendone le copie estratte dal Registro delle imprese, posto che i bilanci ivi depositati sono gli unici che consentono una attendibile ricostruzione dello stato patrimoniale economico e finanziario dell’impresa.

Altresì, in detta situazione, si ritiene ravvisabile un abuso nel ricorso al concordato preventivo con riserva previsto dall’articolo 161, comma 6, L.F. qualora l’imprenditore depositi il ricorso producendo copie inattendibili dei bilanci.

8 gennaio 2014

(Manuel Deamici – m.deamici@lascalaw.com)

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