Il deposito cauzionale equivale a consegna materiale

Se abiti l’immobile dopo l’esecuzione non puoi invocare la sospensione

Come è ormai noto, con l’introduzione dell’art. 54ter, D.L. n. 18/2020, convertito con modifiche nella L. 27/2020, il legislatore ha disposto la sospensione delle procedure esecutive sull’abitazione principale, per la durata di sei mesi a decorrere dal 30 aprile 2020.

Tra le numerose pronunce dei giudici di merito sul punto, si segnala l’ordinanza del Tribunale di Napoli Nord del 25.5.2020, che ha fornito una interessante lettura della disposizione normativa.

Il Giudice del tribunale partenopeo, uniformandosi ad un orientamento minoritario e contrariamente a quanto stabilito dalla Circolare del Presidente di Sezione in tema di art. 54 ter del 19.05.2020, ha precisato che affinché possa essere disposta la sospensione della procedura, la situazione abitativa del debitore deve essere opponibile alla procedura, ovvero deve essere venuta ad esistenza in un momento anteriore all’instaurazione della procedura esecutiva.

Ne deriva che la situazione abitativa del debitore deve essere accertata, in primo luogo, da una verifica documentale sulla natura del diritto vantato dal debitore sull’immobile pignorato (proprietà o altro diritto reale), cui deve seguire la verifica circa l’effettiva adibizione dell’immobile ad abitazione principale (dimora abituale e residenza anagrafica del debitore).

A sostegno di tale interpretazione, il Giudice di merito richiama una pronuncia della Corte di Cassazione, sentenza n. 2462 del 1982, nella quale i giudici di legittimità esprimono il principio secondo cui è dal momento della notifica del pignoramento al debitore che si cristallizza la situazione giuridica opponibile ai creditori pignoranti e ai terzi che dall’esecuzione forzata acquisiscano diritti. Pertanto, la circostanza di adibizione dell’immobile ad abitazione principale del debitore dovrà preesistere al momento della notifica dell’atto di pignoramento, perché la procedura esecutiva possa essere sospesa.

In chiusura, l’ordinanza del 25 maggio 2020 richiama una interpretazione dottrinale dell’art. 560 c.p.c., come novellato nel 2019, che ribadisce il principio in precedenza espresso dalla Corte di Cassazione: il momento rilevante, ai fini dell’identificazione dell’immobile come casa di abitazione del debitore, è quello della notifica del pignoramento. Da ciò ne deriva l’irrilevanza di eventuali trasferimenti di residenza dell’esecutato successivi alla ricezione dell’atto di impulso della procedura esecutiva.

Concludendo, alla luce della lettura dei primi provvedimenti e delle circolari sul tema, possiamo sostenere che l’orientamento a cui si uniforma il Giudice del Tribunale di Napoli Nord è ad oggi ampiamente minoritario, poiché la gran parte dei Fori italiani ritiene che l’abitualità della dimora sia requisito da indagare unicamente al 30 aprile 2020, momento di entrata in vigore della legge di conversione del decreto Cura Italia (ad es., solo per citarne alcuni, Milano, Venezia, Brescia) oppure che il requisito debba essere presente sia al momento della notifica del pignoramento che alla data di entrata in vigore della legge (tra questi possiamo annoverare Bari, Palermo, Catania e lo stesso Napoli Nord).

Il provvedimento qui oggetto di commento è in ogni caso degno di nota anche perché, come già anticipato, si discosta dalle linee guida tracciate dal Presidente di Sezione solo pochi giorni prima e rende ancor più evidente che l’interpretazione circa l’applicabilità o meno della novella legislativa è rimessa al singolo Giudice, con il rischio di ottenere decisioni contrastanti anche presso il medesimo Foro.

Federica Belvedere – f.belvedere@lascalaw.com

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