Diritto Processuale Civile

A.t.p. ex art. 696 bis c.p.c.: inammissibile se viene meno la funzione deflattiva dell’istituto

Trib. Biella, 25 giugno 2015

Il Tribunale di Biella, chiamato ad accertare l’ usurarietà degli interessi applicati ad un contratto di factoring, con ordinanza del 25 giugno 2015 ha dichiarato inammissibile il ricorso per accertamento tecnico preventivo ex art. 696 bis c.p.c., revocando, per l’effetto, l’incarico medio tempore conferito al CTU nominato.

Il percorso logico argomentativo seguito dal Giudice adito si snoda nei seguenti passaggi:

–    “ritenuto che dal punto di vista della ratio ed in astratto, il legislatore abbia cercato di restringere l’accesso all’art. 696 bis alle sole controversie dove l’autentico nodo del contendere sia una quaestio facti e non una quaestio iuris, perché la consulenza tecnica è il mezzo istruttorio più adeguato a dirimere siffatte questioni, di  cui l’esperto può conoscere”

–    “ritenuto che nell’ambito dell’istituto in questione, il compito del CTU non sia quello tipico del giudice di accertare l’esistenza o la misura e quindi l’an di un diritto soggettivo – in specie, di natura restitutoria a seguito dell’accertamento della nullità – come richiesto dalla ricorrente, ma soltanto quello di valutare economicamente i fatti controversi tra le parti e quindi il quantum (verifica e misurazione di un danno economico)“;

– “rilevato che le stesse indicazioni di ricalcolo, quali si chiede vengano date al CTU, presupporrebbero una valutazione, rimessa al giudice, circa la verifica del rispetto del tasso soglia e circa le modalità di calcolo applicabili dal CTU, rilevanti ai fini della formulazione del quesito“.

Ragionando in questi esatti termini, il Tribunale di Biella ha, quindi, accolto l’eccezione di inammissibilità formulata da parte resistente, “con revoca dell’incarico inizialmente conferito dal Presidente del Tribunale al CTU nominato“.

La ragione, tiene inoltre a precisare il Giudice del cautelare, risiede in una circostanza di non poco conto.

In buona sostanza, eventuali valutazioni formulate dal CTU nel corso dell’espletamento dell’incarico inizialmente conferito, “risulterebbero in questa sede indebitamente anticipatorie di un giudizio di merito (ammettendo o meno un dato accertamento e sulla base di specifici criteri di computo), salvo ipotizzare un quesito al tal punto diversificato da comprendere svariate ipotesi interpretative, anche antitetiche, circostanza questa che aumenterebbe la litigiosità delle parti sulla formulazione e proposta del giudicante dei quesiti medesimi, in  modo del tutto contrastante con la perseguita finalità deflattiva e conciliativa“.

29 settembre 2015

Nicole Giannì – n.gianni@lascalaw.com

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