Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

Come posso “neutralizzare” efficacemente un procedimento di impugnazione di delibera?

Ci domandiamo questo in quanto non è sufficiente – perché venga dichiarata la cessazione della materia del contendere – dare atto in giudizio dell’adozione di una nuova delibera, avente ad oggetto le stesse materie della delibera impugnata.

È importante infatti che sussistano i seguenti presupposti:

– la nuova delibera deve essere validamente adottata (e quindi l’Assemblea validamente costituita, ai sensi di legge e di statuto);

– le parti in causa non devono avere interesse (o assumere difese da cui possa evincersi un chiaro interesse) a proseguire il giudizio è ad ottenere quindi una pronuncia di merito; “si può emettere una tale pronuncia solo quando le parti si diano reciprocamente atto dell’intervenuto mutamento della situazione e sottopongano al giudice conclusioni conformi (cfr. Cass. 16017/2008 in motivazione)”;

– il giudice è sempre tenuto a verificare l’avvenuta rimozione della precedente causa di invalidità, dovendo invero accertare, sia pure ai limitati fini dell’effetto ‘sanante’ della rinnovazione, se la nuova deliberazione sia immune da vizi e se sia stata eliminata la precedente causa di invalidità e cioè se tale nuova deliberazione sia stata adottata in conformità alla legge ed allo statuto. Si tratta di un accertamento incidentale che deve essere sempre effettuato, quand’anche, in ipotesi, contro la nuova deliberazione non sia stata proposta alcuna autonoma impugnazione”; ciò, al fine di evitare di trovarsi di fronte ad una serie di delibere invalide per via di una sanatoria, ratifica o revoca illegittima.

Principi che si ricavano dalla sentenza emessa dal Tribunale di Roma il 20 marzo 2017, la quale aggiunge altresì, in materia di impugnazione di delibera perché adottata in conflitto di interessi, se non risulti (i) oltre al conseguimento dell’interesse personale del socio (in conflitto, appunto, con la societa’) che ha partecipato all’assemblea ed esercitato in modo determinante il suo diritto di voto, anche (ii) il danno, quanto meno potenziale, per la società.

Trib. Roma, 20 marzo 2017 

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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