Il Manuale Utente delle comunicazioni oggettive

Fideiussione accessoria ad un contratto di finanziamento: non trova applicazione l’art. 1956 c.c.

Una sentenza, resa dal Tribunale di Bergamo (n. 1877/2016 – pubbl. il 01/06/2016) in esito ad una vertenza che ha richiesto il patrocinio dello Studio, torna sulla corretta interpretazione ed applicazione della norma di cui all’art. 1956 c.c.

Nella fattispecie, avente ad oggetto un’opposizione a decreto ingiuntivo, parte opponente aveva eccepito, tra l’altro, la liberazione del fideiussore in virtù del disposto citato.

Come è noto, il venir meno della garanzia può essere invocato allorché il garante fornisca la prova diretta del fatto:

  1. che il creditore abbia fatto credito;
  2. che lo abbia fatto ad un terzo;
  3. che lo abbia fatto, pur conoscendo che le condizioni patrimoniali di questi erano divenute tali da rendere notevolmente più difficile il soddisfacimento del credito.

In primo luogo, netta la sentenza in esame: “…la banca opposta ha infatti proposto ricorso per decreto ingiuntivo esclusivamente in relazione al credito derivante dal contratto di finanziamento del 8/5/2009; l’opponente non ha invece dimostrato la concessione da parte della banca di ulteriore credito nei confronti del debitore principale. Nella fattispecie, la sola temporanea tolleranza da parte della banca dell’inadempimento all’obbligo di pagare le rate mensili di rimborso del prestito non può essere intesa quale concessione di ulteriore e nuovo credito”.

La stessa terzietà del debitore rispetto al garante è stata fortemente criticata nella pronuncia in commento laddove si afferma che “Deve infatti presumersi come l’opponente fosse a conoscenza della situazione debitoria del soggetto garantito, essendo questa la moglie del debitore principale ed avendo dichiarato nell’atto di citazione che il medesimo, purtroppo, è andato via di casa circa due anni prima dell’instaurazione del giudizio”.

Circa l’asserito peggioramento delle condizioni economico – finanziarie del debitore principale che avrebbero dovuto condurre, a detta della difesa del garante, ad un intervento più tempestivo della banca, il Giudice di Bergamo ha avuto modo di precisare  che non si ravvisa alcun comportamento contrario al dovere di buona fede e correttezza contrattuale da parte del creditore, tale da comportare la possibile liberazione del fideiussore dai propri obblighi di garanzia nei riguardi del creditore medesimo, ravvisandosi semmai proprio in tale tolleranza un comportamento improntato alla buona fede, avendo la banca evitato di risolvere il contratto, con conseguente diritto di esigere l’intero importo finanziato, dopo il mancato pagamento di poche rate mensili. Sul punto la giurisprudenza ritiene che se, nell’ambito di un rapporto di apertura di credito in conto corrente, si manifesta un significativo peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore rispetto a quelle conosciute al momento dell’apertura del rapporto, tali da mettere a repentaglio la solvibilità del debitore medesimo, la banca creditrice, la quale disponga di strumenti di autotutela che le consentano di porre termine al rapporto impedendo ulteriori atti di utilizzazione del credito che aggraverebbero l’esposizione debitoria, è tenuta ad avvalersi di quegli strumenti anche a tutela dell’interesse del fideiussore inconsapevole, alla stregua del principio cui si ispira l’art. 1956 cod. civ., se non vuole perdere il beneficio della garanzia, in conformità ai doveri di correttezza e buona fede ed in attuazione del dovere di salvaguardia dell’altro contraente, a meno che il fideiussore manifesti la propria volontà di mantenere ugualmente ferma la propria obbligazione di garanzia (cfr. Cass. Sez. 1, Sentenza n. 21730 del 22/10/2010).

Tale giurisprudenza, tuttavia, come la stessa pronuncia ricorda, riguarda i contratti bancari nei quali il cliente può aggravare la propria esposizione debitoria mediante diversi ed ulteriori atti di utilizzo del fido concesso, mentre nella vicenda che ci occupa la somma concessa a favore del debitore principale era già stata interamente erogata in occasione della stipula del contratto di finanziamento.

Trib. Bergamo, 01 giugno 2016, n.1877 (leggi la sentenza)

1 luglio 2016

Giorgio Zurru g.zurru@lascalaw.com

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