Distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento, ed applicabilità dell’art. 1526 c.c.

Ancora una volta all’attenzione del Giudice di I grado è  il dibattuto tema della qualificazione del contratto di leasing.

L’opponente  utilizzatore ha agito in giudizio per ottenere la dichiarazione di inefficacia  esecutiva del titolo portato dal precetto, con cui il concedente aveva intimato il pagamento della somma di euro 47.843,13, oltre ad interessi.

Al titolo esecutivo è stato allegato contratto di locazione finanziaria, risolto a causa dell’inadempimento dell’utilizzatore.

L’opponente, muovendo dalla qualificazione del contratto in esame come leasing traslativo, ha sostenuto l’illegittimità della clausola risolutiva espressa, perché contraria all’art. 1526 c.c., norma imperativa dettata in materia di vendita con riserva di proprietà.

L’utilizzatore, quindi, proponeva, in aggiunta alla richiesta volta ad ottenere una pronuncia di inefficacia del titolo esecutivo, domanda riconvenzionale volta ad ottenere dalla società concedente la differenza tra i canoni da questa incassati e l’equo compenso per il godimento dell’immobile.

Le parti sposano due differenti tesi relative alla qualificazione del contratto di leasing, in quanto l’utilizzatore lo qualifica come contratto avente funzione traslativa e, quindi, rientrante nella disciplina di cui all’art. 1526 c.c., mentre l’opposto lo qualifica come contratto di godimento, mancando nell’utilizzatore la volontà di procedere all’acquisto dell’immobile.

Il Tribunale di Bergamo osserva  che l’applicabilità dell’art. 1526 c.c. prescinde dalla qualificazione del contratto di leasing come leasing traslativo o di godimento e che la società di leasing “ ha un ruolo di intermediazione finanziaria, concedendo in uso all’utilizzatore un bene scelto direttamente da quest’ultimo ed acquistato dalla concedente da un terzo soggetto, con il precipuo scopo di assicurarsi una garanzia pr la restituzione del finanziamento erogato”.

Alla luce di quanto sopra la causa del contratto di locazione finanziaria deve essere individuata non nel trasferimento della proprietà del bene, dietro versamento rateale di un corrispettivo, bensì nel finanziamento dell’utilizzatore.

Il tribunale, inoltre, uniformandosi al recente orientamento giurisprudenziale(Corte di Cassazione, sent. n. 2538/16 ), precisa che non vi è alcun dubbio sulla non applicabilità del’art. 72 quater L.F., norma introdotta per disciplinare il caso specifico  in cui lo scioglimento del contratto segua alla dichiarazione del fallimento dell’utilizzatore, così come non si può dubitare che l’introduzione degli artt. 72 bis e 169 bis, l’uno avente ad oggetto gli effetti del fallimento sui contratti relativi ad immobili da costruire e l’altro lo scioglimento del contratto di leasing  dopo l’ammissione al concordato preventivo, abbia determinato il superamento della distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento.

L’unico obbiettivo del Legislatore, a prescindere dalla distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento, è, quindi, evitare che dallo scioglimento del contratto, derivi l’indebito arricchimento di una delle parti.

Trib. Bergamo, 3 maggio 2016

27 giugno 2016

Attilio Creaa.crea@lascalaw.com

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