Polizza Linked, tra normativa applicabile ed onere dell’attore in giudizio

Il contenuto delle ragioni di inadeguatezza dell’investimento deve essere “relativizzato” alle qualità dell’investitore

La Corte di legittimità è tornata ad interrogarsi sulla natura ed il contenuto della segnalazione di “inadeguatezza” dell’investimento, statuendo che le valutazioni dell’intermediario non sono individuabili a priori per tutte le categorie di investitore, bensì variano in relazione al profilo e all’esperienza finanziaria del singolo cliente.

Alcuni investitori proponevano domanda risarcitoria/risolutoria nei confronti dell’intermediario finanziario presso il quale avevano eseguito operazioni di investimento/disinvestimento, lamentando di non essere stati correttamente informati sul rischio e sui motivi di inadeguatezza dell’acquisto di obbligazioni Argentine (effettuato nel 1996) e obbligazioni Cirio (effettuato nel 2002), titoli caduti entrambi in default rispettivamente nel 2001 e nel 2002.

La Banca si costituiva in giudizio contestando le domande attoree e chiedendone l’integrale rigetto.

Il Tribunale di primo grado accoglieva le domande proposte dagli attori e, dichiarata la risoluzione dei contratti di investimento, condannava la banca a corrispondere ai clienti circa 125.000,00 Euro a titolo di risarcimento del danno oltre spese legali. La banca, tuttavia, proponeva gravame avverso la sentenza ottenendone una riforma parziale che accertava la correttezza dell’operato della banca in riferimento all’acquisto dei titoli argentini.

La sentenza di secondo grado veniva quindi impugnata dagli investitori con ricorso in Cassazione, contestando in dettaglio (i) la violazione dell’art. 21 TUF e (ii) l’applicazione dell’art. 29 Reg. Consob 1152/1998.

La Corte di legittimità (Cass. Civ., Sez. I, 3-05-2016, n. 8733), ha rigettato integralmente il gravame proposto, rilevando come il Collegio di secondo grado avesse fatto corretta applicazione delle norme applicabili al caso di specie.

In particolare, in una articolata motivazione (che, peraltro, interessa sia aspetti che appartengono all’obbligo di pubblicazione del prospetto informativo, sia la pretesa valutazione in merito alla rischiosità dell’investimento contestato), la Suprema Corte conferma che – in merito alla segnalazione di inadeguatezza dell’investimento – la sentenza ha (con valutazione di merito esente da censure) statuito che: “sebbene non corredata per iscritto dai motivi specifici della segnalazione, è senz’altro idonea, secondo la sentenza impugnata, a dimostrare l’adempimento della banca a i propri obblighi, anche considerando l’assai significative esperienza e professionalità dell’investitore; il quale, in presenza di un rendimento offerto del 10 %, a fronte di quella segnalazione ben poteva rendersi conto dell’esistenza del rischio che l’ente emittente non fosse in grado di pagare gli interessi o di rimborsare il capitale”.

Accanto a tale conferma del precedente Giudice viene in evidenza l’inedito orientamento per cui: “L’obbligo di illustrare all’investitore le ragioni dell’inadeguatezza va relativizzato alle qualità del medesimo, esattamente come avviene per la valutazione dell’adeguatezza dell’acquisto: ed al riguardo la corte territoriale ha bene e diffusamente spiegato come l’investimento in titoli dello Stato argentino fosse del tutto proporzionato all’entità e alla composizione degli investimenti di un operatore finanziario molto attento”.

La sentenza, pertanto, chiarisce che il cliente non può contestare l’inadempimento della banca e il contenuto della segnalazione di inadeguatezza qualora, attesa la sua ampia esperienza nel mercato mobiliare, avrebbe potuto comprendere (in via autonoma) la rischiosità dell’investimento ed astenersi dall’acquisto.

Cass., Sez. I, 4 maggio 2016, n. 8733 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zillic.zilli@lascalaw.com

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