Diritto Processuale Civile

Sulla tempestività della notificazione degli atti giudiziari

Cass., 16 novembre 2015, n. 23399 (leggi la sentenza)

Si porta all’attenzione dei lettori di Iusletter un recente arresto giurisprudenziale della Suprema Corte in tema di notificazione degli atti processuali.

La Sentenza n. 23399, depositata il 16 novembre 2015 dalla Corte di Cassazione, ha fornito ulteriore fermezza ad un orientamento ormai granitico in tema di tempestività della notificazione: qualora la notifica dell’atto, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, quest’ultimo ha la facoltà e l’onere – anche alla luce del principio della ragionevole durata del processo, posto che la richiesta di un provvedimento giudiziale comporterebbe un allungamento dei tempi del giudizio – di richiedere all’ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio. In siffatta evenienza, ai fini del rispetto del termine, la conseguente notificazione – attesa la unilateralità del procedimento notificatorio – avrà effetto dalla data iniziale di attivazione del procedimento stesso, sempreché la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un termine ragionevolmente contenuto.

Procediamo per gradi.

Il tutto nasce con la notifica di un decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale territorialmente competente. Il debitore, ai fini di spiegare opposizione, indirizzava la notifica dell’atto di citazione in opposizione al provvedimento monitorio presso il domicilio indicato dall’ingiungente. Non essendo andata a buon fine una prima notifica, l’intimato provvedeva ad un ulteriore tentativo, questa volta con esito positivo. Suo malgrado, il Tribunale adito dichiarava la definitività del decreto ingiuntivo opposto reputando tardiva l’opposizione proposta dall’intimato. Predisposto il ricorso in Appello, anche in secondo grado veniva ritenuta tardiva la notifica rispetto alla ricezione del provvedimento monitorio avvenuta 66 giorni prima e, quindi, ben oltre il termine perentorio previsto dal codice di rito. In particolare, la Corte adita sottolineava l’omessa formulazione di un’espressa istanza al giudice dell’opposizione di riattivazione del procedimento notificatorio, dalla quale, secondo il Collegio, sarebbe potuta conseguire la possibilità di rinnovazione della notifica non andata a buon fine. Costretto al ricorso in Cassazione, l’intimato, nelle vesti di ricorrente, richiamava, a sostenimento delle proprie ragioni, il principio di ragionevole durata del processo, ritenendo che in virtù del richiamato  principio giuridico la parte può riattivare il procedimento notificatorio anche in assenza di una formale istanza al giudice.

Gli ermellini, avallando le ragioni del ricorrente, hanno affermato che : “secondo l’orientamento prevalente nella giurisprudenza di questa Corte, ed al quale si intende dare continuità, in tema di notificazioni degli atti processuali, qualora la notificazione dell’atto, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, questi ha la facoltà e l’onere – anche alla luce del principio della ragionevole durata del processo, atteso che la richiesta di un provvedimento giudiziale comporterebbe un allungamento dei tempi del giudizio – di richiedere all’ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio.

In siffatta evenienza, ai fini del rispetto del termine, la conseguente notificazione – attesa la unitarietà del procedimento notificatorio – avrà effetto dalla data iniziale di attivazione del procedimento stesso, sempreché la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un termine ragionevolmente contenuto, tenuti presenti i tempi necessari secondo la comune diligenza per conoscere l’esito negativo della notificazione e per assumere le informazioni ulteriori conseguentemente necessarie.

30 novembre 2015

Giovanni Prestipino – g.prestipino@lascalaw.com

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