Crisi e procedure concorsuali

La durata della procedura concorsuale ed i rischi ad essa connessi

Tribunale di Palermo, 31 ottobre 2014 (leggi la sentenza)

La sentenza emessa dal Tribunale di Palermo in data 31 ottobre 2014 si prefigge l’ambizioso obiettivo di individuare la ragionevole durata di un piano concordatario, partendo dal pacifico assunto per cui l’estensione nel tempo dello stesso è direttamente proporzionale al numero di variabili che possono incidere concretamente sulla sua realizzabilità.

La fattispecie in esame trae origine dal ricorso ex art. 161 L.F., depositato da tre società appartenenti al medesimo gruppo societario, nonché internamente vincolate da rapporti di garanzia fideiussoria in essere tra le stesse, le quali chiedevano di essere ammesse alla procedura di concordato preventivo.

I Giudici del Collegio trinacrio, in sede di udienza ex art 162, comma II L.F., rilevavano il compimento di un atto di straordinaria amministrazione senza la preventiva autorizzazione del Tribunale ex art. 161, comma VII L.F., ma, questione ben più interessante, evidenziavano profili di inammissibilità delle proposte in esame tali da dover rigettare le domande delle ricorrenti.

Delle diverse cause di inammissibilità rilevate, che eviterò di analizzare per non incorrere in divagazioni poco utili ai fini della presente riflessione, i Giudici hanno motivato il proprio rigetto fondandolo sull’eccessiva durata, ritenendo i piani proposti, testualmente: “privi del requisito di fattibilità anzitutto sotto il profilo della durata del concordato prospettato”.

Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione hanno statuito, in primis, il principio secondo cui, nell’ambito del giudizio di fattibilità del piano di concordato riservato al giudice rientra anche il controllo sul rispetto di uno dei requisiti del piano stesso, costituito, oltre che “dal riconoscimento in favore dei creditori di una sia pur minimale consistenza del credito da essi vantato”, dalla circostanza che ciò avvenga “in tempi di realizzazione ragionevolmente contenuti” (Cfr Corte di Cassazione 23 gennaio 2013n. 1521, pronuncia n. 1521 del 23 gennaio 2013).

Inoltre, è bene ricordare che già in precedenza gli Ermellini si erano espressi nel senso che:  “la durata ragionevole della procedura fallimentare è di sette anni” ( Cfr Corte di Cassazione 13 giugno 2011 n.12936, sentenza n. 12936 del 13 giugno 2011) e, azzardando il parallelo con una procedura concorsuale su base volontaria d’indole negoziale, che dovrebbe garantire ai creditori una più celere soddisfazione dei loro diritti, appare evidente come quest’ultima dovrebbe risolversi in tempistiche più brevi.

Proprio sulla base delle suddette argomentazioni, il Tribunale di Palermo, arginando abilmente questa profonda lacuna normativa, ha fatto efficacemente ricorso allo strumento dell’analogia legis per procedere all’applicazione dell’art. 2 bis della legge n. 89 del 2001 (maggiormente nota ai lettori di Iusletter come Legge Pinto sulla ragionevole durata del processo), che, nel comma aggiunto dall’art. 55, D.L. n. 83 del 22 giugno 2012, fissa in sei anni la durata della procedura di esecuzione concorsuale.

Si legge, nelle motivazioni della sentenza in commento, testualmente che: “sussiste senza dubbio l’esigenza di stabilire nel limite di tre o, comunque, di cinque anni il tempo ragionevole entro cui deve essere attuato il piano concordatario. Si rende, infatti, necessaria, in caso contrario, una adeguata motivazione della scelta operata, con particolare riguardo alla predisposizione di misure dirette a prevenire eventuali rischi che possano compromettere la realizzazione del programma concordatario, in considerazione del dato inconfutabile che, con l’ampliamento del lasso di tempo in discorso, vengono in rilievo numerose variabili destinate ad incidere inevitabilmente sulla concreta realizzabilità del piano”.

Alla luce di quanto sin qui esposto, dunque, è possibile concludere nel senso che una durata eccessiva del piano di concordato sia divenuta una non trascurabile causa di inammissibilità, nonché vero e proprio requisito del piano sottoposto al controllo del Giudice, il quale potrà fare diretto riferimento non solo alla fonte normativa  individuata nella Legge 89/2001, ma anche ad una sempre più consolidata giurisprudenza di merito (Cfr. tra le altre Tribunale di Modena 13 giugno 2013, Tribunale di Siracusa 15 novembre 2013 e Tribunale di Santa Maria Capua Vetere 15 maggio 2014).

25 giugno 2015

Davide Manzo – d.manzo@lascalaw.com

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