Diritto Processuale Civile

Differenti regimi giuridici nella soccombenza alle spese

Cass., 3 aprile 2015, n. 6860

Con la sentenza n. 6860 del 03/04/2015 la Corte di Cassazione si è pronunciata sul regime giuridico applicabile in caso di condanna alle spese di giustizia distinguendo in modo preciso e puntuale l’ipotesi in cui la domanda di parte attrice sia sta accolta anche solo parzialmente da quello della soccombenza reciproca.

In particolare si applica la disciplina prevista per la soccombenza reciproca  in presenza di una pluralità di pretese contrapposte, avanzate sia da parte attrice che da parte convenuta, laddove il giudice rigetti parzialmente sia le une che le altre. In questo caso il giudice può compensare le spese tra le parti sia parzialmente che per l’intero.

Ricorre invece l’ipotesi di accoglimento parziale della domanda processuale quando il convenuto si limita solo a difendersi dalle pretese avanzate  con la domanda giudiziale, la quale ultima  se accolta, anche solo parzialmente, non può comportare in alcun modo  la soccombenza di parte attrice nel pagamento delle spese giudiziali. La Suprema Corte ha ribadito quest’ultimo assunto facendo salva solo l’ipotesi contemplata dall’art 92 c.p.c il quale prevede che il giudice può, indipendentemente dalla soccombenza, condannare una parte al rimborso  delle spese ma solo ed esclusivamente nel caso in cui queste siano state causate all’altra parte per violazione dei doveri di lealtà e probità.

“…. La condanna di Equitalia a pagare parte delle spese in favore dell’altra parte non trova giustificazione nel principio della soccombenza reciproca che non è ravvisabile nel caso di riduzione anche sensibile della somma richiesta con la domanda giudiziale, poiché il suddetto principio sottende una pluralità di pretese contrapposte, rigettate dal giudice a svantaggio di entrambi gli istanti, mentre la resistenza del convenuto alla pretesa attorea perché eccessiva o comunque solo in parte fondata, anche quando trova successo nella decisione del giudice che accolga
solo in parte la domanda, non per questo si trasforma in pretesa (riconvenzionale) rispetto alla quale sia ravvisabile nell’attore una posizione di reciproca soccombenza (Cass. n. 12629/2
006, n 2124/1994…” (Corte di Cassazione 03/04/2015 n. 6860).

Giova precisare che il caso sottoposto all’esame della Suprema Corte ha riguardato la sentenza del Tribunale di Catanzaro che in data 03/10/2008 pur ammettendo il privilegio solo per una parte dei crediti vantati da Equitalia nell’opposizione allo stato passivo, condannava la stessa a pagare metà delle spese processuali in favore del fallimento, compensandole nel resto.

I giudici di legittimità hanno, dunque accolto il ricorso di Equitalia cassando la sentenza del giudice di merito.

Un interrogativo rimane aperto e riguarda l’interpretazione del secondo comma dell’art. 92 cpc così come modificato dal d.l. 12/09/2014 n.132 il quale prevede la compensazione delle spese tra le parti, parzialmente o per intero, non solo nell’ipotesi di soccombenza reciproca ma anche nel caso di “assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza”.

16 aprile 2015

Alberta Vettorel – a.vettorel@lascalaw.com

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