Diritto Processuale Civile

Valida la consegna del plico al portiere, fino a prova contraria

Cass., 13 gennaio 2015, n. 332 (leggi la sentenza)

Con sentenza n. 332, emessa in data 26 novembre 2014 e depositata in data 13 gennaio 2015, la VI sezione Civile della Corte di Cassazione ha stabilito che: “La sussistenza dell’incarico del portiere dello stabile a ricevere gli atti in assenza del destinatario si ritiene presunta, riconducendo tale notificazione alla previsione di cui all’art. 139, comma 2, c.p.c.. Sarà onore di chi sostiene il contrario fornire la relativa prova”.

Nel caso di specie, a fronte della notificazione di tre cartelle esattoriali emesse per il pagamento di tre sanzioni amministrative stradali, la società destinataria di esse aveva promosso opposizione sollevando un’unica censura concernente la nullità delle stesse per vizio di notifica. In particolare, la società ricorrente lamentava che, in occasione delle notifiche eseguite a mani del portiere dello stabile, i) non si era provveduto alla preventiva ricerca – prescritta dall’art. 139 c.p.c. – di altre persone, conviventi o addette alla casa, abilitate alla ricezione degli atti; ii) era stato omesso in tutti e tre i casi il successivo adempimento costituito dall’avviso al destinatario con lettera raccomandata.

Il Giudice di Pace respingeva il ricorso e, contro la decisione di quest’ultimo, la società proponeva appello dinanzi al Tribunale di Roma che confermava la decisione di primo di grado.

Contro la decisione d’appello la società promuoveva ricorso lamentando la nullità delle relative notificazioni per motivi anzidetti.

Al fine di fare chiarezza è opportuno precisare che, nel caso di notifica a mezzo posta, la legge n. 890/92 stabilisce una successione preferenziale tra le persone alle quali, in assenza del destinatario, può essere consegnato il plico; è dunque consentita la consegna del plico al portiere solo se è stata contestata l’assenza del destinatario, dei familiari conviventi e degli addetti alla casa o al servizio.

Il Collegio, rilevando preliminarmente che “la verifica delle modalità di notifica dei verbali, attenendo alla fase amministrativa della vicenda, integra un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, che non può pertanto essere rinnovato da questa Corte”, confermava la correttezza della decisione del giudice a quo per aver verificato le notifiche e confermato la loro validità “sul rilievo (costituente accertamento di fatto non censurabile in questa sede) che il sottoscrivente portiere dello stabile, che aveva ricevuto gli atti in assenza del destinatario, si era chiamato a tanto “incaricato”. In altre parole, secondo il Collegio, il Giudice di merito “si è correttamente conformato alla giurisprudenza di legittimità che ravvisa, in tali casi, una presunzione, sia pure iuris tantum, di sussistenza di tale incarico, comportante la riconducibilità della notificazione alla previsione di cui all’art. 139, comma 2, c.p.c. e l’onere, a carico di chi sostenga il contrario, di fornire la relativa prova”. Prova che, nel caso di specie, non era stata fornita.

19 gennaio 2015

Paolo Sobrini – p.sobrini@lascalaw.com

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