Crisi e procedure concorsuali

Censurabilita’ degli atti degli organi della procedura dopo l’omologa del concordato preventivo

Cass., sez. I 27 ottobre 2006, n. 23271 (leggi la sentenza per esteso) 

“È inammissibile il ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso il decreto con cui il giudice delegato, durante l’esecuzione del concordato preventivo, impartisce direttive generali per una corretta gestione della procedura nella fase liquidatoria, in quanto inidoneo a pregiudicare in modo definitivo e con carattere decisorio i diritti soggettivi delle parti; infatti, una volta esauritasi, con la sentenza di omologazione, la procedura di concordato preventivo, tutte le questioni che hanno ad oggetto i diritti dei singoli creditori e che attengono all’esecuzione del concordato danno luogo a controversie del tutto sottratte al potere decisionale degli organi fallimentari, e costituiscono invece materia di ordinario giudizio di cognizione, nessuna preclusione operando nè la sentenza di concordato nè – i successivi provvedimenti emessi nel corso della procedura per assicurarne il corretto svolgimento”.

La sentenza in oggetto affronta il delicato tema legato alla censurabilità degli atti compiuti dagli organi della procedura di concordato preventivo (Giudice Delegato o Tribunale fallimentare) in epoca successiva all’omologa del concordato stesso per giungere alla conclusione che ogni questione legata ai diritti dei singoli creditori, una volta superata la fase di omologa,  devono essere oggetto di accertamento nell’ambito di un giudizio ordinario.

La sentenza è conforme ad altre precedenti della Suprema Corte. In Cass. 14797/2000 si legge che è  inammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 cost. avverso il decreto con cui il giudice delegato, durante l’esecuzione del concordato preventivo, impartisce direttive generali per una corretta gestione della procedura nella fase liquidatoria, in quanto inidoneo a pregiudicare in modo definitivo e con carattere decisorio i diritti soggettivi delle parti; infatti, una volta esauritasi, con la sentenza di omologazione, la procedura di concordato preventivo, tutte le questioni che hanno ad oggetto i diritti dei singoli creditori e che attengono all’esecuzione del concordato danno luogo a controversie del tutto sottratte al potere decisionale del giudice delegato e costituenti materia di un ordinario giudizio di cognizione, nessuna preclusione operando nè la sentenza di concordato nè – per la sua natura di disposizione interna, generale e indifferenziata – il menzionato atto del giudice delegato.

Nello stesso senso: Cassazione n. 523/1999, Cass. N. 8787/1998 e Cass. N. 9240/1997.

22 settembre 2014

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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