Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

54 ter: sospensione ma con riserva per gli atti conservativi

Laddove ricorrano i presupposti per l’applicazione dell’art. 54 ter della Legge di Conversione del cd. Decreto Cura Italia, la sospensione non preclude il compimento degli atti conservativi del bene staggito.

Questo il principio espresso dal Tribunale di Napoli Nord che con ordinanza del 6 giugno scorso ha rigettato l’istanza di sospensione della procedura esecutiva proposta dalla debitrice esecutata con contestuale domanda volta ad inibire l’accesso da parte degli ausiliari.

Nel caso in commento, parte istante chiedeva la sospensione della procedura azionata, sostenendo che il compendio immobiliare pignorato costituisse la propria abitazione principale. Il Giudice dell’Esecuzione, tuttavia, non ha ritenuto applicabile l’art. 54 ter alla fattispecie sottoposta al suo esame.

Il Giudice partenopeo ha, infatti, evidenziato come la situazione abitativa rilevante ai fini dell’applicazione della norma debba essere adeguatamente documentata, e che, nei casi in cui, come quello di specie, l’istanza provenga dalla parte e gli ausiliari non abbiano ancora effettuato il primo accesso, è esclusivo onere di parte istante provare l’effettiva adibizione dell’immobile a dimora principale.

Al contrario, nel caso sottoposto alla sua attenzione, alcuna allegazione documentale era stata effettuata dalla debitrice a supporto della propria istanza.

Il GE argomenta, inoltre, che l’istanza è da ritenersi non accoglibile non solo in quanto sfornita di prova, ma, con riferimento alla specifica richiesta di inibire l’accesso agli ausiliari, anche perché – persino nel caso in cui l’immobile sia effettivamente l’abitazione principale del debitore – la sospensione non preclude il compimento degli atti conservativi, quali l’accesso da parte del custode, purché compiuto con modalità idonee a tutelare la propria e l’altrui salute.

Tale affermazione ­è pienamente confacente alla ratio della norma in esame, che non è quella di paralizzare aprioristicamente il procedimento esecutivo vietando il compimento di qualsivoglia adempimento, bensì evitare che la progressione del processo esecutivo comporti l’espletamento di attività che potrebbero concorrere alla diffusione del contagio.

La pronuncia in esame conferma la necessità di bilanciare le esigenze di tutti i soggetti coinvolti nella procedura esecutiva, con particolare riguardo alla primaria esigenza di conservazione del bene pignorato, tanto che, come argomenta il GE con interpretazione sistematica, l’art. 560 c.p.c. impone al Giudicante di adottare anticipatamente l’ordine di liberazione dell’immobile oggetto di espropriazione, a fronte della violazione, da parte del debitore, degli obblighi che la legge pone a suo carico e sul cui adempimento il custode è chiamato a vigilare.

In conclusione, sulla scia di quanto sostenuto sia dalla circolare del medesimo Tribunale di Napoli Nord che da analoghe direttive di altri Fori sul punto, è possibile affermare che il meccanismo della sospensione previsto dall’art.54 ter è volto a contenere la crisi epidemiologica pur non ostacolando le dinamiche fisiologiche del processo esecutivo.

Tra queste rientra sicuramente l’accesso del custode all’immobile, essenziale ai fini dell’espletamento dell’attività di vigilanza e conservazione del bene, che, pertanto, non solo è consentito, ma in ogni caso tutelato mediante un vero e proprio divieto di ostacolarlo posto in capo al debitore.

Fabio Castriotta – f.castriotta@lascalaw.com

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