Contratti Bancari

Protesto assegni rubati: la banca e il notaio sono responsabili in solido

Cass., 31 maggio 2012, Sez. I, n. 8797

Massima: “Se all’esito dell’esame esterno della firma di traenza è evidente la non corrispondenza della conformità documentale di essa allo specimen della firma depositato presso la banca dal correntista, l’istituto di credito non può limitarsi a dichiarare che rifiuta il pagamento dell’assegno perché è stato denunciato come rubato, ma ha l’obbligo di precisare chiaramente al pubblico ufficiale incaricato del protesto che il titolare del conto corrente è un soggetto diverso da quello il cui nome figura nella sottoscrizione dell’assegno e che tra il titolare del conto ed il traente non vi è nessun rapporto negoziale o legale, opponibile alla banca, che legittimi quest’ ultimo a obbligarsi in nome e per conto di quegli. Diversamente il comportamento dell’istituto costituisce causa del fatto ingiusto della pubblicazione del nome del correntista sul bollettino dei protesti, con l’ulteriore conseguenza di aver fatto conoscere a chiunque le esatte generalità del cliente con cui intrattiene il conto, non essendo sufficiente a tutelarlo dal discredito sociale ed economico la collocazione in apposita categoria, con conseguente responsabilità, anche contrattuale, di tutti i danni che ne derivano. Quanto poi al pubblico ufficiale, sussiste la sua corresponsabilità per concorso nel causare il protesto illegittimo se ha omesso di vigilare anche per colpa lieve, sulla corrispondenza tra la firma di traenza e il nome del titolare del conto corrente, poiché nell’adempimento dei suoi obblighi di status a lui personalmente incombe dirigere la compilazione dell’atto con perizia e diligenza professionale per non danneggiare un soggetto apparentemente estraneo all’emissione dell’assegno. Pertanto sia l’azienda di credito, sia il notaio, sono responsabili, in solido tra loro dei danni che possono essere derivati dall’erronea elevazione del protesto. ” (leggi la sentenza per esteso)

Nel caso di specie, la Suprema Corte, con sentenza n. 8787/12, ha riconosciuto la responsabilità, sia del notaio, sia della banca trattaria, per aver levato protesto nei confronti di soggetti cointestatari di un conto corrente, che avevano subito il furto del libretto degli assegni, dal quale dei terzi avevano poi tratto i titoli di credito protestati.

I giudici di legittimità, conformandosi ad un orientamento consolidato, hanno precisato che quando – come nella fattispecie in esame – la firma di traenza è leggibile e corrisponde a persone diverse dai clienti titolari del conto corrente, il protesto deve essere levato a carico dei firmatari. Se ciò non accade, la banca ed il notaio  devono risarcire i danni patiti dal correntista, tra i quali viene considerato in re ipsa quello alla reputazione.

(Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com)

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