Contratti

Il cliente che chiede all’avvocato di pazientare sul compenso rinuncia alla prescrizione del credito professionale

Cass., 15 maggio 2012, Sez. III, n. 7527

Massima: “La lettera con la quale il cliente chiede all’avvocato di pazientare sul compenso a causa della sua situazione finanziaria è una rinuncia tacita alla prescrizione presuntiva del compenso del professionista.” (leggi la sentenza per esteso)

La lettera con la quale il cliente chiede all’avvocato di pazientare sul compenso a causa della sua situazione finanziaria è una rinuncia tacita alla prescrizione presuntiva del compenso del professionista.

Ciò perché cercare di far rinviare le azioni a tutela della parcella significa in sostanza ammettere il debito.

Lo ha sancito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 7527 del 15 maggio 2012: la terza sezione civile ha dato ragione ad un legale che chiedeva la liquidazione del compenso in relazione a vecchie prestazioni professionali. Il cliente aveva eccepito la prescrizione del debito.

Il Giudice di prime cure aveva accolto questa tesi che era stata poi ribaltata in secondo grado.
Ora la Cassazione ha reso definitiva la decisione di secondo grado, sottolineando che la lettera con la quale si chiede al professionista di rinviare le azioni a tutela del suo credito non è altro che un’ammissione del debito e quindi una rinuncia tacita alla prescrizione presuntiva.

La prescrizione presuntiva, anche se fondata su una presunzione, è cosa ben diversa dalla presunzione stessa e, a differenza di questa, non è un mezzo di prova, ma incide direttamente sul diritto sostanziale limitandone la protezione giuridica.

In questa ottica, va sottolineato che, ai fini di una rinuncia tacita alla prescrizione, occorre un incompatibilità assoluta tra il comportamento del debitore e la volontà di avvalersi della causa estintiva del diritto altrui. Occorre, cioè, che nel comportamento del debitore sia necessariamente insita, senza possibilità di una diversa interpretazione, l’inequivoca volontà di rinunciare alla prescrizione già maturata e, quindi, di considerare come tuttora esistente ed azionabile quel diritto, che si era invece estinto.

(Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com)

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