I requisiti per l’accesso alla procedura di concordato preventivo

14° Pillola: Il contenuto del piano concordatario. Gli effetti della presentazione della domanda di concordato preventivo. I contratti pendenti

In questa nuova pillola della rubrica settimanale “La nuova crisi d’impresa su Iusletter. In pillole”, a cura di Luciana Cipolla, Partner dello Studio e Responsabile del Team Concorsuale, analizziamo il contenuto del piano concordatario, gli effetti della presentazione della domanda di concordato e i contratti pendenti.

Per rendere più agevole la lettura delle Pillole e consentire un esame immediato delle novità apportate dal Codice della Crisi, troverete qui i link per poter accedere sia al testo della Legge Fallimentare in vigore sino ad agosto 2020, sia al testo del Codice della Crisi.

Per quanto riguarda la documentazione che il debitore deve allegare alla proposta concordataria, questa è contenuto nell’art. 39 del Codice che, Vi ricordo, si applica a qualsivoglia procedura di regolamentazione della crisi e dell’insolvenza.

E’ all’art. 87 che troviamo invece l’indicazione relativa ai contenuti del piano, così sintetizzabili:

  • le cause della crisi;
  • la definizione delle strategie di intervento e, in caso di concordato in continuità, i tempi necessari per assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria;
  • gli apporti di nuova finanza se previsti;
  • le azioni risarcitorie e recuperatorie esperibili, con indicazione di quelle eventualmente proponibili solo in caso di apertura della procedura di liquidazione giudiziale e delle concrete prospettive di recupero;
  • i tempi delle attività da compiersi nonché le iniziative da adottare nel caso di scostamento tra gli obiettivi pianificati e quelli raggiunti;
  • solo in caso di continuità aziendale, le ragioni per le quali questa è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori;
  • solo ove sia prevista la prosecuzione dell’attività d’impresa in forma diretta, un’analitica individuazione dei costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività, delle risorse finanziarie necessarie e delle relative modalità di copertura.

Dall’elenco che precede è possibile affermare che è divenuto più marcato l’obbligo di disclosure rispetto alle cause che hanno portato all’insolvenza e vi è una maggiore attenzione alla descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta (cfr. art. 87, primo comma).

Interessante è la previsione riportata al romanino (iv) nella misura in cui, sino ad ora, era compito del Commissario Giudiziale, nella propria relazione ex art. 172 l.f., indicare le azioni risarcitorie e recuperatorie esperibili al fine di consentire ai creditori di valutare la convenienza della proposta concordataria rispetto ad una alternativa fallimentare. C’è da chiedersi come mai non siano state previste le azioni revocatorie: una mera dimenticanza o una precisa scelta del legislatore che, secondo alcuni, non ha voluto onerare l’imprenditore di ulteriori attività?

Il deposito e l’iscrizione nel Registro delle Imprese del ricorso per l’ammissione alla procedura concordataria non ha alcun effetto di automatic stay nel senso che non si verifica alcun blocco per i creditori di intraprendere o proseguire azioni esecutive o cautelari sino al provvedimento di omologa.

La sospensione, infatti, deve essere oggetto di una espressa richiesta sulla quale si pronuncia il Tribunale. L’art. 54 prevede infatti che il Tribunale possa emettere i provvedimenti cautelari, inclusa la nomina di un custode dell’azienda o del patrimonio, che appaiano, a seconda dei casi, più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della sentenza che dichiara aperta la procedura.

Per quanto riguarda gli effetti del deposito della domanda di accesso alla procedura e sino alla data di omologa è previsto che i creditori non possano acquisire diritti di prelazione rispetto ai creditori concorrenti. Le eventuali ipoteche giudiziali iscritte nei 90 giorni che precedono la data della pubblicazione nel registro delle imprese della domanda di accesso alla procedura sono inefficaci rispetto ai creditori (in modo sostanzialmente analogo a quanto accade nella vigenza della legge fallimentare).

Interessanti sono alcune novità introdotte con riguardo ai contratti pendenti e, in particolare, con riguardo al mutuo bancario.

La disciplina dei contratti pendenti è contenuta all’art. 97 del Codice che, invero, non contiene sensibili modifiche alla normativa previgente. Il principio generale è che i contratti pendenti (vale a dire quelli ancora ineseguiti o non compiutamente eseguiti dalle parti con riguardo alle prestazioni principali) proseguono anche durante la fase di concordato.

Ciò a meno che il debitore non faccia richiesta di scioglimento o sospensione del contratto stesso con una specifica istanza laddove la prosecuzione del contratto non sia più coerente con le previsioni del piano né funzionale a alla sua esecuzione.

L’istanza deve essere notifica all’altro contraente e deve indicare un possibile indennizzo che si propone di riconoscergli quale risarcimento per il prematuro scioglimento o la sospensione. Il contraente in bonis ha, a propria volta, a disposizione 7 giorni di tempo per proporre eventuale opposizione.

Proprio perché la disciplina dei contratti pendenti presuppone la non esecuzione del contratto, da tempo si è giunti alla conclusione che tale disciplina non trovi applicazione con riguardo al mutuo atteso che la prestazione principale, vale a dire la consegna dei soldi da parte della banca al mutuatario, si esaurisce proprio con la erogazione della somma di denaro. Il mutuatario resta semplicemente debitore di un debito scaduto.

Su questo punto è però intervenuto il legislatore della riforma prevedendo che il debitore, eccezionalmente, allorchè sia prevista la continuità aziendale, possa chiedere di essere autorizzato dal Tribunale al pagamento, alla scadenza convenuta, delle rate a scadere del contratto di mutuo con garanzia reale gravante su beni strumentali all’esercizio dell’impresa se, alla data di presentazione della domanda di concordato, ha già pagato il debito per capitale ed interessi scaduti a tale data.

Quanto precede a condizione che un professionista indipendente attesti che il credito garantito potrebbe essere soddisfatto integralmente con il ricavato della liquidazione del bene effettuata a valore di mercato e che il rimborso delle rate a scadere non leda i diritti degli altri creditori.

Come ha chiarito la relazione, questa soluzione tende ad evitare che il debitore, al fine di soddisfare un debito per la restituzione di un mutuo, sia costretto a contrarre un nuovo debitori, anche a condizioni deteriori (stante il peggioramento del merito creditizio), con danno per i creditori tutti.

Sul punto vale la pena di sottolineare che la norma in commento (art. 100, secondo comma) non fa espresso riferimento.

Per leggere il testo della Legge Fallimentare, in vigore sino ad agosto 2020 e il testo del Codice della Crisi.

Per leggere le precedenti pillole.

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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