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Il danno oltre l’inganno

Quando dal sinistro stradale derivano lesioni di lieve entità è facile bluffare. Lo sanno bene le assicurazioni e lo sa bene il legislatore che, al fine di arginare il crescente fenomeno delle truffe alle assicurazioni, con l’art. 32 del decreto legge n. 1/2012 (cosiddetto “decreto Cresci Italia”) ha limitato il risarcimento per i danni micropermanenti solo ai casi che trovino un riscontro medico legale “da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione”.

È facile immaginare che le conseguenze in ambito giurisprudenziale siano state dirompenti, visto che l’interpretazione letterale della norma sembrava portare ad escludere il risarcimento del danno non refertato e/o non comprovato da obiettivi accertamenti strumentali.

Ebbene, con la recentissima sentenza n. 31072/2019, depositata il 28 novembre 2019, la Cassazione è tornata ad affrontare la questione chiarendo come il richiamato art. 32 del decreto legge n. 1/2012 (che ha modificato gli articoli 138 e 139 del codice delle assicurazioni) non ponga limiti ai mezzi di prova o alla risarcibilità del danno e, dunque, non impedisca di dimostrare l’esistenza di un danno alla salute con fonti di prova diverse dagli esami strumentali.

A detta della Cassazione, infatti, il citato articolo “è semplicemente una norma che ribadisce un principio già insito nel sistema, e cioè che il risarcimento di qualsiasi danno (e non solo di quello alla salute) presuppone che chi lo invochi ne dimostri l’esistenza al di là di ogni ragionevole dubbio”.

Del resto non è pensabile che possa pretendersi il ristoro di danni semplicemente ipotizzati, temuti, eventuali, ipotetici, possibili ma non probabili.

Accogliendo il ricorso di un uomo che, a seguito di un sinistro stradale, aveva richiesto il risarcimento dei danni micropermanenti (risarcimento escluso dai giudici di merito poiché accertato solo clinicamente e non da esami strumentali) la Cassazione rammenta come l’art. 32 del decreto citato, se da un lato ancora l’accertamento del danno alla persona a criteri medico legali fissati da una secolare tradizione, dall’altro ammette che il danno permanente vada riconosciuto anche in assenza di esami strumentali, laddove indizi gravi, precisi e concordanti ai sensi dell’art. 2729 c.c. facciano propendere per la sua sussistenza e genesi causale.

Cass., sez. III, 28 novembre 2019, n. 31072

Federica Vituccif.vitucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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